Cronaca
I dati

Covid, nel 2020 la pandemia ha causato 39 morti

Le morti nel comune nel 2019 sono state 341, nel 2020 invece 345, mentre ad oggi, quindi fino al mese di maggio, sono 169

Covid, nel 2020 la pandemia ha causato 39 morti
Cronaca Chianti senese, 05 Giugno 2021 ore 10:00

Le morti nel comune nel 2019 sono state 341, nel 2020 invece 345, mentre ad oggi, quindi fino al mese di maggio, sono 169. Numeri dietro ai quali ci sono famiglie, storie di vita ed esperienze. Come ci sono dietro ai 39 decessi poggibonsesi dall'inizio dellapandemia, che sono stati classificati dalla Asl come decessi per Covid. Un meccanismo che può sembrare, teatro, macabro, ma la vita ha sempre una fine. Spesso il momento della fine è uno dei più sacri, più carichi di emozione e trasporto. Purtroppo, in questi anni a causa della pandemia sono state modificate anche queste abitudini. Lo storico romano del primo secolo, Tito Livio, trattando dell’ultimo saluto scriveva che, «i funerali dei grandi uomini erano resi splendidi, non dalle spese sostenute, ma dalla esibizione delle immagini degli antenati».

Sono proprio quelle immagini che in questi mesi si sono rincorse sui giornali, di tante persone che ci hanno lasciato e delle quali se ne raccontava la storia, lasciando in sospeso – per delicatezza del cronista – la causa del decesso, ovvero per questo mostruoso virus. Quanti funerali ai quali non abbiamo potuto partecipare per dare un estremo ed ultimo saluto. Donne e uomini che se ne sono andati da soli in un letto di ospedale, un funerale con un prete e solo gli operatori del servizio funebre. Cerimonie e sistemi che in questo anno sono totalmente cambiati. Abbiamo ascoltato le voci degli operatori del servizio funebre della città, attraverso un’indagine sui cambiamenti, non solo per quanto riguarda i funerali, ma anche per la gestione delle salme. Testimonianze forti, dure e crude di uomini che hanno lavorato anche durante i mesi più bui della pandemia.

«Con la pandemia anche se non è cambiato di tanto l'aspetto operativo, sono state altre le modifiche, nel cuore e nella mente - ha osservato Massimiliano Mugnaini - Sotto il profilo delle operazioni, per quanto ci riguarda, a parte le necessarie precauzioni e disposizioni, che sono più o meno le stesse degli altri servizi di tipo sanitario, sono state ben poche. A cambiare è stato l’aspetto emotivo. Soprattutto all'inizio, nei primi mesi, quando il Covid si è affacciato anche in Valdelsa. In quel periodo le cerimonie funebri venivano svolte con i soli parenti stretti e con accessi contingentati nei cimiteri. Ricordo bene quei momenti e credo che non me ne dimenticherò mai. Era penoso dover impedire ad alcuni amici, parenti e persone care di dare l'estremo saluto alla persona con la quale avevano passato una parte di vita».

Le modifiche ministeriali che sono state apportate per le salme dei morti per Covid sono relative ad una segnatura con una «Y», per riconoscerle nel caso si dovessero riaprire le casse anche tra cento anni. La «Y» è diventata un codice che viene scritto sul registro cimiteriale obbligatoriamente, indicando il feretro che «è stato confezionato per la sepoltura del defunto con malattia infettiva diffusiva». Una segnalazione fondamentale quando tra 5 anni si potranno fare le esumazioni e tra 20 anni le estumulazioni, secondo i tempi minimi previsti. C’è, inoltre, l’obbligo di indossare le tute protettive in caso di esumazione fino a 2 anni dalla sepoltura e da effettuarsi in orario di chiusura al pubblico del cimitero. I loculi occupati da un morto per Covid, dovranno essere sanificati anche tra 100 anni, prima di poter essere riutilizzati. Nella maggior parte dei casi le salme di morti da Covid vengono, però, cremate. Il ministero della Salute ha rilasciato delle disposizioni fin dai primi mesi della pandemia prevedendo che anche negli anni successivi, «al termine della fase emergenziale le estumulazioni temporanee dovranno essere eseguite adottando le cautele del caso e i loculi risultati di nuovo liberi devono essere sanificati». Anche per un altro operatore del servizio funebre, Ulderico Corti, sono stati momenti difficili, durante i quali solo la forza e l’idea di servizio del proprio lavoro ha dato la possibilità di partecipare ai funerali ed essere in qualche modo vicini alle famiglie dei defunti.

«Con il Covid non è cambiato granché nel nostro lavoro, sotto un profilo di organizzazione o di aumento dei decessi – ndr come verificabile anche dai dati dei decessi – ci sono state in precedenza ed anche ora da rispettare le norme anti-contagio, quindi con i relativi dispositivi di protezione individuale ovviamente. È stato comunque registrato una modifica di alcuni decessi dovuto ai positivi da Covid, ma non tale da creare difficoltà operative. È cambiato maggiormente l’aspetto umano».