Crisi economica

Coronavirus, nel Chianti perse il 100% delle prenotazioni

La nostra inchiesta e le interviste ai commercianti della zona

Coronavirus, nel Chianti perse il 100% delle prenotazioni
Chianti fiorentino, 17 Maggio 2020 ore 16:20

Rischia di essere una crisi senza precedenti quella che sta coinvolgendo le attività economiche del nostro territorio. Una ricerca Demoskopika parla di oltre 40mila imprese  del comparto turistico che rischiano il fallimento a causa della perdita di solidità finanziaria con una contrazione del fatturato di almeno 10 miliardi di euro. Tradotto significherebbe una paralisi totale del settore. Una mortalità imprenditoriale che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro con una perdita di oltre 184mila posti. Già nei primi tre mesi dell’anno è di quasi 7mila unità in meno, contro un calo di 6mila del primo trimestre 2019, il saldo tra le imprese iscritte e quelle cessate. Il peggiore bilancio della nati-mortalità del sistema turistico dal 1995 ad oggi.

Destini appesi a un filo.

A casa nostra a soffrire sono soprattutto gli agriturismo, i Bed&breakfast. Un profondo rosso nei conti. Milioni di euro di perdita.

Una macchina che come una fantasiosa fabbrica di buone parole, non solo regalerà storie ma troverà il modo di fare viaggiare anche i vostri pensieri.

L’appello dei chiantigiani

Da qui la richiesta, disperata,  di molti operatori turistici del chianti che si sono uniti in un appello unico. «Il Chianti purtroppo sarà costretto a soccombere a queste condizioni e non potrà più essere apprezzata la sua bellezza e soprattutto preservato il suo patrimonio che è fatto anche di persone. Abbiamo già perso il 100% delle prenotazioni e delle entrate per i mesi di marzo, aprile e maggio e abbiamo già ricevuto l’80% delle cancellazioni per i mesi da giugno a ottobre. Amiamo il nostro lavoro e vorremo poter tornare a lavorare.  Per far questo c’è bisogno di aiuti da parte del Governo e di poter far sentire le nostre voci». Loro sono Gabriele e Sabrina Sorelli (Montechiari in Chianti B&B),  Alessio (Locanda il Gallo di Chiocchio a Greve in Chianti), Donatella (Il Vinaino, Greve in Chianti), Tina (Caffè le Logge, Greve in Chianti), Giovanni e Simonetta (Agriturismo Podere Tegline, Radda in Chianti), Cristian (ristorante Oltre il Giardino a Panzano in Chianti), Federico (Casa vacanze, Case al Sole a Strada in Chianti), Yara (Agriturismo Podere Felceto, Panzano in Chianti), Stefano (Villa Fabbroni, San Polo in Chianti), Francesco (Borgo Casa al Vento, Gaiole in Chianti), Simona (Agriturismo Montelucci Chianti a Gaiole in Chianti),  Lorenzo e Alessandra, (Villa Il Fedino, San Casciano Val di Pesa), Diletta  (Bottega del Moro, Greve in Chianti).

Il futuro non è per niente roseo. «Al momento la previsione più ottimistica di ricavi, ammettendo che si posa riaprire al 1 giugno è una diminuzione dell’80% delle entrate. Se poi consideriamo i costi fissi come utenze, tassa sui rifiuti, imposte, pagare gli investimenti già fatti, affitti d’azienda, e altro che comunque devono essere sostenuti, anche se le attività sono chiuse, è sicuro che con gli aiuti praticamente inesistenti a livello di liquidità nessuno purtroppo riaprirà. Servono finanziamenti a fondo perduto da parte dello stato, finanziamenti a tasso zero e nel lungo periodo per potersi riprendere, oltre all’azzeramento di tutte le tasse almeno per l’anno 2020» .

 

L’area del Chianti fiorentino ad esempio ha ben 476  strutture  tra settore alberghiero (14,4%) e settore extra alberghiero (86,6%) e  7.779  posti  letto  concentrati  in  solo  quattro  comuni: Barberino e Tavarnelle Val d’Elsa, Greve in Chianti, San Casciano in Val di Pesa.

«Se a questo aggiungiamo ristoranti, attività che beneficiano dell’indotto e tutta la zona del Chianti senese i numeri quadruplicano nettamente – hanno fatto notare – In base ad uno studio condotto dalla Camera di Commercio di Firenze “l’impatto economico del turismo nella città Metropolitana di Firenze” la spesa media pro capite di un turista nel 2018 era di  135,9 euro al giorno e considerate le 676.335 presenze del Chianti fiorentino si arriva ad un valore superiore ai 90 milioni di euro E non abbiamo considerato il Chianti senese. Questo per capire quante è vitale per migliaia di famiglia l’attività turistica del Chianti e non solo per le famiglie.  Inutile dire che in questo momento il nostro settore ha subito e sta subendo un danno immane. Il nostro lavoro è prettamente stagionale, da marzo a ottobre dove si hanno il 90% dell’entrate annue».

Inutile dire che i sostegni fin qui elargiti dal Governo siano insufficienti.

«I sostegni ricevuti fino ad adesso da parte del Governo, sia lato imprenditori (questo senza ancora considerare chi ha attività senza partita Iva), che dipendenti sono stati inesistenti per il settore turismo (pensate a tutti quei lavoratori stagionali che non verranno assunti per mancanza di turisti). Non ci sono state date delle regole ben precise su come potrà essere fatta una eventuale riapertura Se riapertura ci sarà, per poter valutare in anticipo i costi da sostenere».

Le richieste sono chiare e rivolte sia ai Comuni che al Governo.

«A Borgo Casa al Vento, abbiamo subito cancellazioni per oltre 180.000 euro nel solo mese di marzo e non abbiamo più ricevuto alcuna prenotazione per tutta la stagione – ha detto Francesco, – Gli investimenti programmati per la riapertura erano stati eseguiti tra gennaio e febbraio ed ora ci troviamo con forniture da pagare. I dipendenti stagionali che di norma assumiamo prima di Pasqua con contratto stagionale (5 persone) non sono state assunte e non saranno assunte. Oggi noi siamo pronti a riaprire ma non abbiamo idea di cosa ci viene richiesto a livello di adempimenti igienico sanitari. La sola certezza è lo sciacallaggio a cui siamo sottoposti da tanti nuovi fornitori che propongono dispositivi di sicurezza, attrezzatura per la sanificazione». E gli aiuti fin qui ricevuti? Per Francesco, lo Stato è stato assente così come tutte le istituzioni. «Mi riferisco ai Comuni che dovrebbero esercitare una funzione di guida costante sul territorio e che invece sembrano altrettanto confusi e disorientati. Sono necessari interventi seri, concreti ed urgenti: sgravio fiscale, perché il primo segnale di vicinanza dello Stato è quello di non richiedere imposte sul periodo di non produttività;  finanziamenti a fondo perduto, per coprire la mancata produzione; finanziamenti a 30 anni a tasso zero per finanziare la ricostruzione di un mercato che in soli 2 mesi si è disintegrato e che ci vorranno anni per ricostruire». E poi ancora. «E’ necessario che gli uffici Asl non si accaniscano in un operazione di controllo mirato a sanzionare, ma nei primi 6 mesi gli operatori facciano controlli preventivi e consultivi per aiutare le imprese a fare interventi che devono essere adeguati ad ogni singola realtà. Troppo spesso infatti l’agriturismo e la ristorazione agrituristica subisce la richiesta di adempimenti di carattere generico, ma che spesso, per la tipologia di attività agricola e turistica, non sono applicabili o se applicabili hanno costi sproporzionati».

Ma andrà davvero tutto bene? «Dire solo “Andrà tutto Bene” è una grande falsità – ha aggiunto Francesco –  se poi quotidianamente non si fa altro che parlare di morti e contagi anche dove non ci sono».

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