POGGIBONSI

Condannata la falsa guaritrice. Istigò al suicidio Tiziana Maurizi

Il marito Fulvio Dainelli «Difficile andare avanti».

Condannata la falsa guaritrice. Istigò al suicidio Tiziana Maurizi
Val d'Elsa, 22 Ottobre 2020 ore 14:47

Sono lacrime di sollievo quelle versate in aula da Fulvio Dainelli quando il gup Ilaria Cornetti legge la sentenza di condanna a 3 anni e 3 mesi a carico della donna che ha truffato la moglie, morta suicida per la disperazione. Ma che non cancellano un profondo dolore che accompagna ormai tutti i suoi giorni.

È stata dichiarata colpevole la 59enne tunisina che si finse una guaritrice per spillare quasi 400mila euro a Tiziana Maurizi, la 62enne tabaccaia di largo Gramsci, la quale nell’aprile 2018 decise di farla finita dandosi fuoco alla fortezza del Cassero di Poggibonsi, una volta capito di aver perso i risparmi di una vita. La condanna è arrivata, col rito abbreviato, per 3 capi di imputazione su 4, ovvero la truffa aggravata e la sostituzione di persona. Con una multa di 1000 euro. È stata invece assolta, per non aver commesso il fatto, dall’ipotesi di accusa di istigazione al suicidio. Un’imputazione che si preannunciava molto difficile da provare in sede processuale, Insieme alla donna, a giudizio c’era l’ex compagno, un 44enne di Casole d’Elsa, suo complice nella truffa, che ha patteggiato a un mese e 10 giorni di reclusione, per la sola sostituzione di persona, essendosi spacciato per il rappresentante di una finanziaria.

La tunisina è di fronte al giudice quando viene emesso il verdetto, ed esce subito dall’aula per non incontrare lo sguardo della famiglia di Tiziana. Che si lascia andare dopo 2 anni di inenarrabili sofferenze: «Si lavora per superare tutto e grazie ai miei figli riesco ad andare avanti – dice il marito della vittima, Fulvio – ma quando resto solo la sera, le lacrime sono tante. Uno pensa a un male, a una disgrazia, questo è stato davvero troppo. Eravamo una famiglia che stava bene economicamente, che lavorava. Mi sono ritrovato a dover chiedere soldi in prestito per ripagare quello che devo – è l’amaro sfogo – Per fortuna la gente ci è stata vicina e i clienti non sono mai mancati. Sono 50 anni che facciamo i tabaccai, siamo tra i più longevi della città».

Il calvario di Tiziana iniziò quando per la prima volta la truffatrice entrò nella bottega. Si era guadagnata col tempo la sua fiducia e amicizia, raccogliendo le confidenze e paure della tabaccaia. Specialmente per quanto riguardava la salute del marito Fulvio, al tempo affetto da una malattia molto seria. La falsa promessa era di metterla in contatto con un santone guaritore, che in cambio di cospicui pagamenti, avrebbe messo a posto la situazione. In realtà il santone altri non era che la stessa finta amica, che si sostituiva telefonicamente al guaritore per reggere il gioco. Il marito non è convinto da subito, e cerca inutilmente di farla desistere. Intanto però i pagamenti per le «prestazioni» del santone sono sempre più corposi. È la tunisina a proporsi come tramite, incassando direttamente il denaro. Tutto questo va avanti finchè la Maurizi capisce di aver perso tutto e di non aver ottenuto niente in cambio. La disperazione e la vergogna la portano a cospargersi di benzina e bruciarsi viva una mattina di aprile alla fortezza di Poggio Imperiale. Lasciando prima un biglietto ai carabinieri dove spiega i motivi del suo gesto e di aver dato credito a una falsa amica. La quale, durante le indagini, si è scoperta essere la presunta responsabile – in qualità di amministratrice di sostegno – di un’altra truffa da diverse centinaia di migliaia di euro a danno di un anziano.

Nel corso del processo, la difesa della famiglia di Tiziana aveva chiesto un risarcimento complessivo da un milione di euro. Il giudice ha disposto per adesso 100mila euro di provvisionale a Dainelli e la rifusione, a carico degli imputati, di tutte le spese legali e processuali delle parti civili. Il quantum del danno sarà rimesso davanti al giudice in sede civile. «Riteniamo dal punto di vista morale e umano, soprattutto nei riguardi del marito – ha detto il suo avvocato difensore, Manfredi Biotti – che questa che sia stata una condanna adeguata, per quelli che erano i capi di accusa. Ora attendiamo le motivazioni del tribunale e vedremo come procedere».

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