La vicenda

Castelfiorentino, parla la famiglia Scimmi: «Ci indigna questa omertà»

«Assolto per non aver commesso il fatto»: è di martedì 20 ottobre la sentenza che dichiara innocente il camionista Milko Morelli

Castelfiorentino, parla la famiglia Scimmi: «Ci indigna questa omertà»
Chianti fiorentino, 07 Novembre 2020 ore 13:00

«Assolto per non aver commesso il fatto»: è di martedì 20 ottobre la sentenza che dichiara innocente il camionista Milko Morelli, cinquantenne di Santa Maria a Monte che il 9 settembre 2017 guidava il Tir che ha travolto il corpo di Sara Scimmi lungo la statale 429. Ma i genitori chiedono giustizia.

Un dolore che ribolle dagli occhi della sua famiglia, ancora incredula (e anche arrabbiata) dopo aver appreso che per la giustizia italiana nessuno debba ritenersi responsabile del suo omicidio. La storia di Sara Scimmi  per papà Antonio, mamma Gena Clementina e la sorella Giulia è molto di più di un semplice caso di giudiziaria. E’ la storia di gravi negligenze, secondo i familiari della ventenne. Perché tutto questo? La domanda, al momento, resta senza risposta ma una risposta sarà trovata, ad ogni costo, perché la famiglia non ha alcuna intenzione di mettersi l’anima in pace e vivere il proprio dolore, relegati nelle mura domestiche. «Vogliamo la verità – ha commentato la sorella Giulia – torneremo in televisione, faremo ogni sforzo possibile per ottenerla». Parole durissime, sincere, piene di dolore. Pochi giorni fa abbiamo incontrato i genitori e la sorella di Sara davanti alla discoteca di via Mendel, dove la ragazza fu vista per l’ultima volta. «Come accadeva spesso – ha ricordato la mamma – la notte del 9 settembre 2017 mia figlia indossò un body nero smanicato e le sue scarpe rosse per recarsi insieme alle amiche per trascorrere qualche ora di divertimento. Mentre era in discoteca fu raggiunta, dopo le 2.30 di notte, da un ragazzo che aveva conosciuto pochi giorni prima. L’inchiesta per omicidio stradale – ha continuato –  ha visto l’assoluzione dell’autotrasportatore mentre l’altra inchiesta, quella per omicidio volontario, non è nemmeno partita. Il fascicolo è stato archiviato». «La nostra famiglia – ha ribattuto la sorella – da mesi ha consegnato nuovi elementi e ha chiesto alla procura di riaprire il caso ma ancora oggi non abbiamo saputo nulla. Perché Sara era distesa per terra quando passò il Tir?» Secondo la ricostruzione della famiglia (e dei propri legali), Sara alle 3.19 venne vista da un amico fuori dalla discoteca, poi montò in auto con quel ragazzo che aveva iniziato a frequentare e si diressero in uno sterrato prospicente la statale. In quell’auto, dove probabilmente c’erano altri ragazzi, qualcosa accadde. Forse, addirittura, un tentato stupro. Sara uscì dall’auto che ripartendo urtò la ragazza facendola cascare sulla statale, rompendole il femore. Poi passò il Tir che la travolse decretandone la morte. «Questa ricostruzione – ha aggiunto babbo Antonio – è per noi l’unica possibile, ma è ancora priva di un riconoscimento giuridico. Non è però una ricostruzione frutto degli incubi quotidiani che viviamo da quando Sara è morta, si basa su video, testimonianze, accertamenti fatti dai nostri legali. Purtroppo – ha scosso la testa – le indagini sono state fatte male fin dal primo momento. Una superficialità che ci spinge a pensare il peggio». «Le amiche di Sara – ha aggiunto la mamma – ci hanno abbandonato.  In paese solo la parte più civile della popolazione sta ancora dalla nostra parte ma l’omertà che abbiamo vissuto in questi anni ci ha profondamente colpito». Quella di Sara non è solo una storia che mette i brividi. E’ una storia che indigna. «Sara – ha ricordato la sorella Giulia – è stata una figlia ed una sorella desiderata. Quando è arrivata nella mia vita avevo sei anni e fino alla sua morte siamo cresciute cullate da un amore incondizionato, a suon di musica di Renato Zero. Era di una bellezza disarmante, una ragazza solare, gioiosa, cocciuta, un po’ permalosa. E’ sempre stata una ragazza coscienziosa – ha specificato Giulia – non una sprovveduta, di una nobiltà d’animo invidiabile. Durante il terzo anno delle superiori si era iscritta al servizio civile e appena usciva da scuola, iniziava il turno in Misericordia. Non si sarebbe mai voluta uccidere, come qualcuno, senza ritegno, ha voluto alludere». La sorella è sicura: «Sara si trovava su quella strada perché urtata da un calcio o da un veicolo». E chi possa essere il responsabile di tutto ciò per la famiglia ha un nome ed un cognome. «L’ho capito subito – ha rivelato la mamma – Sara era morta il giorno prima e quel ragazzo che frequentava da poco tempo volle venire a casa nostra prima che fosse celebrato il funerale. Lo guardai negli occhi e capii che mentiva. Quando gli chiesi in quanti erano in macchina non seppe rispondere e brancolò in balbettii che non ci hanno mai convinto». La famiglia oggi è distrutta, il viso di Antonio è scavato dal dolore mentre la mamma è magrissima. Insieme a Giulia ci hanno portato sul luogo dell’impatto, dove si trovano i fiori in onore di Sara. «E’ qui che nostra figlia ha smesso di respirare – hanno detto –  ed è qui che è morta la giustizia italiana». «Per tantissimi anni – ha confidato il padre – ho lavorato nella polizia stradale ma sono andato in pensione prima del tempo perché non riuscivo più a svolgere la mia attività lavorativa». Quale potrà essere oggi il futuro processuale? «Per l’omicidio stradale – ha spiegato Giulia – dopo assoluzione del camionista speriamo che la procura (che aveva chiesto una pena di 5 anni) faccia appello. Noi, come parte lesa, chiederemo sicuramente al tribunale di procedere in tal senso.  In tribunale l’uomo ha affermato di non essersi accorto di nulla. L’altro filone d’inchiesta, invece, quello per omicidio volontario è stato archiviato e ad oggi nessuno ha risposto alla nostra richiesta di riapertura dell’inchiesta». «Noi – ha commentato ancora la mamma – non lasceremo nulla di intentato. Chi tentò di abusare Sara o chi la travolse con l’auto o con un calcio per farla cadere sulla statale non rimarrà impunito. Questo messaggio vogliamo farlo arrivare forte e chiaro perché noi sappiamo chi è e faremo quanto possibile per consentire che anche le aule di tribunale comprendano come realmente si sono svolti i fatti». 

«Nelle prossime settimane – hanno aggiunto – se ci sarà consentito dalle misure anticovid, vorremo realizzare un presidio, una fiaccolata in una piazza del paese, per chiedere giustizia. Per gridare la nostra indignazione e per chiedere ancora una volta al Tribunale di riaprire le indagini. Sara è morta: dopo tre anni è giusto non avere avuto una risposta?»

Oggi la giustizia italiana ha negato qualunque verità. Perché? «Sara – ha concluso Giulia – è morta nel peggiore dei modi, a soli 19 anni, nell’indifferenza e nell’omertà dei ragazzi. E’ morta abbandonata nella notte in mezzo alla carreggiata. Lei che non aveva mai visto l’orrore del mondo l’ha vissuto tutto in una notte. Ci è stata portata via privandoci del suo sorriso. Privandoci del suo futuro. Hanno spazzato via la sua vita, quella che ogni genitore vive per i suoi figli. Insieme eravamo sogni e speranze che non vedremo mai». Giulia oggi è mamma di un bambino, un bambino bellissimo come era quella zia che non hai mai conosciuto. «Ma la verità emergerà – ha  concluso il padre – e sarà travolgente». 

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