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L’inchiesta

Caro affitti, non resta che raschiare il barile

E’ San Gimignano la realtà più colpita

Caro affitti, non resta che raschiare il barile
Cronaca Val d'Elsa, 11 Aprile 2021 ore 13:31

Insieme a ristori esigui, chiusure, perdite di fatturato c’è un altro allarme che colpisce negozi, ristoranti, bar. Ha un nome. Si chiama affitto. E colpisce soprattutto le città d’arte, laddove il costo del fondo commerciale è più alto. 

Così in Valdelsa se Poggibonsi e Colle registrano situazioni che sono state gestiste, è San Gimignano la realtà su cui cade maggiormente l’attenzione. E’ qui dove le aziende soffrono di più. Si aspettava la  Pasqua per sperare in una ripartenza ed invece, non solo i giorni festivi sono rossi per decreto ovunque, ma anche nella settimana prima di Pasqua la Toscana è finita in zona rossa dopo una girandola di dichiarazioni del presidente Giani che hanno fatto insorgere le categorie economiche, beffate proprio dall’ultima luce in fondo al tunnel: quella di essere aperti almeno nei giorni prima della festività, che hanno avuto temperature così alte da pensarsi già in spiaggia.

Del resto, proprio a San Gimignano i fondi commerciali possono arrivare a cifre che vanno anche oltre i 5mila euro al mese, chiaramente per strutture di valore. In un negozio di 50 metri quadri gli affitti possono essere anche di 2700 euro. In alcuni casi ci sono già stati sfratti esecutivi con contemporaneo avvio di tutta la procedura, poi vinta dall’operatore commerciale. E il credito di imposta? E’ lo strumento che è stato usato nei decreti fino ad adesso pubblicati. Il punto è che per riceverlo, il credito di imposta, l’affitto lo devi aver pagato. Ma spesso i soldi non ci sono. Perché il negozio deve pagare l’iva, la ritenuta d’acconto e tutto quello che riguarda il dipendente. Fino a che il fatturato c’era, la macchina girava. Senza turismo, senza clienti, senza fatturati, pagare gli affitti per avere il credito di imposta diventa una chimera.

«La situazione è simile in tutta San Gimignano –  ha spiegato  Luca Bonistalli, imprenditore del settore ristorazione e bar – Alcuni proprietari dei fondi hanno concesso una diminuzione maggiore e qualcuno minore relativamente agli affitti». A livello di governo sugli affitti le decisioni sono attesissime. «Potrebbero dare agli affittuari la possibilità di scaricare creando di fatto un beneficio a chi affitta facendo uno sconto sulla tassazione». Chiaramente se tutto il settore dovesse ripartire, difficile immaginare che farà gli stessi incassi tali da garantire lo stesso livello di affitti. Il mercato dovrebbe andare di conseguenza. Sarà così? Per ora non abbiamo segnali, più avanti cercheremo di capire cosa accadrà.

Beffa su beffa, poi, il decreto Sostegni restituisce cifre irrisorie rispetto alle necessità. Invece fortunatamente il decreto va oltre la logica dei codici Ateco che metteva fuori dai ristori soprattutto realtà che lavorano con il turismo e che, potendo restare aperte, non erano state prese in considerazione. Anche in questi settori, mancando i turisti, i fatturati hanno avuto una discesa vertiginosa. Insieme al livello di sopportazione delle persone. «L’umore di tutti è davvero bassissimo – ha fatto notare Bonistalli – Il governo ha fatto pochissimo. I ristori sono bassi, anche più bassi del governo Conte, speriamo di potercela fare, ma siamo al limite».

L’unica via di uscita che qui, tra le Torri, come in qualsiasi altro centro storico, si vede è il vaccino. E’ deciso Bonistalli: «Non vedo altre possibilità – ha detto ancora – Dopo il vaccino è necessaria la patente vaccinale per iniziare a rimuoverci. Noi possiamo anche fare asporto, ma non ci sono così tante persone a San Gimignano tali da darci risposte positive. A Poggibonsi e Colle c’è un mercato non così legato al turismo».