La storia

Bruno, l’ultimo combattente: è Cavaliere della Repubblica

Oggi sarà ospite al Tg Regionale per un’intervista

Bruno, l’ultimo combattente: è Cavaliere della Repubblica
Val d'Elsa, 11 Giugno 2020 ore 12:11

Martedì 2 giugno Bruno Faggioli, 96 anni, è stato nominato dal Capo dello Stato, Cavaliere della Repubblica Italiana. Il più alto degli ordini del nostro Paese conferito ad un cittadino riservato e semplice, ultimo combattente nella Guerra di Liberazione, in vita nel borgo. Fa parte dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, Sezione del paese, da cui dal 2000 è presidente. Primo tra i volontari della rinascente Pubblica Assistenza Croce d’Oro montespertolese.

«Mi sento bene, sono tranquillo e contento – ha commentato Bruno Faggioli – Ho ricevuto una bella sorpresa stamani. Mi hanno legato una bandiera italiana fuori dalla mia abitazione ed un cartello con scritto: “Bruno Cavaliere della Repubblica”. Non so chi sia stato ma è stato davvero un piacere.

Questo riconoscimento è tutto ciò che ho passato dal 1943, quando c’era la guerra e avevo 19 anni – ha continuato – Ho trascorso momenti difficili, rastrellamenti, battaglie, prigionia. Tutto questo non deve essere dimenticato. La memoria è importante. Abbiamo sempre fatto tante manifestazioni per ricordare quel periodo, adesso sono rimasto solo ma ai giovani dobbiamo insegnare la storia.

Nella mia vita – ha concluso Bruno – ho dedicato tanto impegno nel servizio verso gli altri, anche nel volontariato. Con mia moglie abbiamo ottenuto grandi risultati insieme alla comunità montespertolese perché ci credevamo e ci siamo tolti tante soddisfazioni. Ricordatevi che quello che fa il volontariato non lo fa nessuno».

Bruno Faggioli, originario di San Casciano, figlio di agricoltori mezzadri, è diventato cittadino montespertolese nel 1955 quando iniziò a lavorare come guardiacaccia e in agricoltura. Nel mezzo una vita. Frammenti di storia, guerra e sofferenza.

Venne chiamato alle armi nel maggio 1943 fino all’agosto 1944 nel 41° Reggimento Artiglieria a Firenze. Giurò fedeltà alla Repubblica Italiana sulle colline di Careggi, nella località Terzolina. In quel giorno, ha ricordatoBruno, «la fatica del camminare e marciare con i suoi commilitoni, fu “premiata” con un pasto più lauto, ovvero un etto e mezzo di pane, qualche galletta e una scatoletta».

L’8 settembre del 1943 fu fatto prigioniero dai tedeschi poiché si rifiutò di aderire all’esercito nemico. Ma una sera di due settimane dopo, grazie ad una corda che il padre portò a Firenze, riuscì ad evadere dal Distretto Militare, calandosi dalla finestra della camerata di fronte alla Caserma della Guardia di Finanza, insieme ad altri due concittadini. Ogni giorno gli apparecchi nemici lanciavano sulla città dei volantini con scritto «Arrendetevi! Siete dei traditori!» e le mitragliatrici tedesche «cantavano» dopo il coprifuoco alle 21. La fuga gli costò la rottura del ginocchio sinistro. I tre giovani, scappati nella notte, bussarono ad una porta nel centro di Firenze e trovarono ospitalità presso una famiglia .

La mattina seguente, rivestiti in abiti civili, passando attraverso i campi, a piedi raggiunsero il paese natale di San Casciano, affrontando avversità e pericoli. Dopo qualche tempo, Bruno apprese che dopo due giorni dall’evasione, tutti i suoi compagni furono deportati in Germania e da allora, purtroppo, nessuna notizia.

L’Esercito del Terzo Reich, nell’ottobre del 1943, lo cercò più volte in casa ma Bruno riuscì sempre a scappare gettandosi dalla finestra e poi nella «macchia», schivando i colpi che militari gli sparavano contro. Fu in una di queste occasioni che i nazisti, irritati e urlando, iniziarono a sparare all’impazzata con il moschetto. Fu così che il padre di Bruno perse l’udito, a causa di un proiettile che sfiorò l’orecchio.

Dall’autunno del ‘43 il Combattente Bruno Faggioli è sempre stato fuggiasco nel rifugio, in un bosco detto “la Fondaia”, insieme ad altre dodici persone sfollate e ad un bambino di nome Giotto, che veniva da Lucignano e il cui babbo era stato deportato nei durissimi campi di concentramento tedeschi. Ricercati dalle SS, per più di un mese, Bruno non riuscì a dormire, tanta la paura. Terminata la guerra rientrò a casa, riprese il lavoro nei campi con i genitori e il fratello rientrato nel settembre del 1945 poiché prigioniero in Germania nei campi di concentramento.

Un grande uomo che ha passato una vita al servizio della comunità. Resistente al male nemico, voce di libertà. Grazie Bruno, nostro combattente.

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