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CRONACA

Bandiere e colori dei rioni: “Falco” e”Cimamori” tra giovani e famiglie

Prosegue il nostro viaggio all’interno del Pigio. Radici e identità che si intrecciano alla passione dei tanti giovani che ne fanno parte. Le varie realtà dei Rioni si impegnano durante tutto l’anno.

Bandiere e colori dei rioni: “Falco” e”Cimamori” tra giovani e famiglie
Cronaca Siena, 16 Aprile 2021 ore 17:37

Prosegue il nostro viaggio all’interno del Pigio. Radici e identità che si intrecciano alla passione dei tanti giovani che ne fanno parte. Le varie realtà dei Rioni si impegnano durante tutto l’anno. Certamente l’evento più significativo è il giorno della pigiatura e delle sfilate, ma prima e dopo quei giorni c’è tutto un sistema di lavoro e di collaborazione tra poggibonsesi.

La vicepresidente di Cimamori

A confermarlo è Sara Sollazzi la vicepresidente di rione Cimamori, «Siamo impegnati tutto l’anno. Nel nostro rione non ci sono ruoli specifici, certamente ognuno ricopre delle cariche, ma seguendo le necessità e soprattutto le disponibilità di tempo. Ognuno di noi si dedica al rione per i propri talenti. Ricordo con piacere quando abbiamo vinto la sfilata per circa tre anni di seguito, non è stato merito solo di chi aveva cucito i vestiti o creato i carri, ma di tutti. Prima della vittoria il nostro non era un rione che si applicava molto per le sfilate, però negli anni è diventato il nostro punto di forza. Per noi aver vinto la sfilata è statala ricompensa importante di tanti giorni passati a lavorare. Lì, in quei momenti ci sentiamo comunità».

Spesso in ogni rione arriva un periodo in cui c’è un cambio di passo. Questo è avvenuto anche nel Rione Cimamori. «E’ da circa cinque anni – ha continuato Sollazzi – che c’è una nuova gestione. La maggioranza di noi è molto giovane, tra i 25 ed i 35 anni. Vorrei sottolineare che questi subentri sono naturali in ogni rione e non c’è mai una sostituzione completa. Siamo, forse, quelli più giovani. È stato facile diventare amici tra di noi». Il Rione spesso diventa un modo per conoscere i propri vicini di casa e ritrovare una forma di vita che era presente secoli fa nelle antiche città toscane dove la vita di ogni singolo cittadino corrispondeva alla vita della strada. Oggi in città grazie ai Rioni si può percepire quello che era il valore di quel modo di vivere.

«In tre parole – ha concluso Sollazzi – descriverei il rione Cimamori, così, giovane, brillante e coraggioso. Coraggioso, perché siamo sempre tutti spinti, anche se con un po’ di inesperienza, a darci forza a vicenda e superare tutte le difficoltà. Ad esempio fare una cena per 200 persone o una raccolta fondi. Poco a poco siamo cresciuti, sia come numero, che come qualità di spettacolo proposto. Oggi, con la pandemia capiamo ancora di più il valore di stare insieme».

Niccolò Bueti è il presidente del Falco e racconta di come il gruppo si organizza in modo autonomo per qualsiasi evento.

«Siamo un gruppo di persone piuttosto nutrito. Se penso all’organizzazione delle cene, ognuno di noi si mobilitata per stare tra i fornelli. Non abbiamo la cuoca ufficiale, ci muoviamo a turno e tutti danno un loro contributo. Siamo diventati particolarmente esperti, perché come rione ci concentriamo sull’organizzazione di numerose feste». Di fatto i rioni sono anche una parte della comunità poggibonsese composta di famiglie ed è per questo che le occasioni per trovare dei sistemi per farle divertire sono fondamentali. Rione Falco ne ha fatto una sua peculiarità. «Noi ci siamo specializzati nell’organizzazione delle attività extra-pigio. Uno dei momenti veramente grandiosi è quando ci ritroviamo tutti insieme per qualche evento organizzato da noi stessi. Ho ancora in mente il ricordo di quando abbiamo organizzato due eventi, in particolar modo c’è stata una giornata rivolta ai più piccoli – ha detto ancora Bueti – La nostra attenzione va nei confronti dei bambini, perché nei rioni c’è un clima variegato che è adatto per ogni età. Nel nostro rione ci sono molte famiglie, quindi abbiamo pensato che sarebbe stato necessario dare spazio anche ai nostri ragazzi. L’altro ricordo è quando fu creato l’evento “Un giorno di festa”. Una giornata durante la quale il clima di felicità era tangibile. Avevamo allestito una grandissima brace nel parco dietro all’Accabì. C’era una distesa di persone in uno dei polmoni più verdi della città con tutte le nostre bandiere, i nostri colori e la gioia di stare insieme».