Il problema per la città

A Colle la Fabbrichina resta ancora in attesa

Una parte dell'area è stata già riqualificata ma resta un lotto ancora da sistemare e la Fabbrichina continua a rimanere un problema per Colle Val d'Elsa.

A Colle la Fabbrichina resta ancora in attesa
Cronaca Val d'Elsa, 20 Dicembre 2020 ore 16:53

Il punto della situazione sui lavori della “Fabbrichina” a Colle Val d’Elsa: l’articolo pubblicato lo scorso 11 dicembre su “Chiantisette” e “Valdelsasette”.

Quale futuro per la Fabbrichina a Colle?

E’ trascorso un anno da quando, con la conclusione dei lavori nella parte sinistra del cantiere della Fabbrichina, è stato eliminato quello che per lungo tempo è stato uno dei principali problemi di Colle di Val d’Elsa. Si tratta del lago di acqua putrida creatosi dopo lo stop ai lavori dovuto al fallimento della ditta costruttrice, a causa dello sfondamento di una falda acquifera negli ultimi giorni delle operazioni. Dopo anni di sforzi inutili, la riuscita della vendita all’asta del terreno e la successiva realizzazione del supermercato Conad ha permesso la riqualificazione della zona, per la soddisfazione della stragrande maggioranza dei colligiani e, soprattutto, degli abitanti della zona.

Un ottimo risultato, che però, alzando gli occhi dal parcheggio del centro commerciale e gettando uno sguardo dall’altra parte del nuovo tratto sopraelevato di via Livini (definito con poco affetto dai colligiani ‘Lo Stroncacoppe’ per motivazioni facilmente intuibili), non può che apparire parziale: dall’altra parte della strada, infatti, rimane tutta la seconda parte del cantiere, ancora in stato di totale abbandono e degrado, in attesa di una soluzione che ormai appare quasi come un miracolo.

Si tratta, in realtà, di due questioni separate, tante quante i lotti nelle quali l’area è stata divisa negli inutili tentativi di vendita all’asta. In basso, alla stessa altezza del supermercato e a un passo dalla pista ciclopedonale che connette Colle a Poggibonsi, sono facilmente visibili i ruderi semiabbattuti della fabbrica Vulcania, ridotti ormai in uno stato di totale disfacimento, con i tetti caduti e gli alberi che crescono all’interno delle costruzioni:

«Non è di certo un bello spettacolo, a pochi metri dal cuore del paese ed esattamente su una delle vie d’accesso sia al centro che a Colle Alta – spiegano i residenti di via Gramsci, costretti a vivere a pochi metri dai ruderi – Oltretutto viene da chiedersi se sia sicuro mantenere degli edifici cadenti proprio sopra la ciclabile, danno la sensazione di poter crollare da un momento all’altro».

E se i resti ex industriali non dovessero bastare, a rovinare il fegato dei colligiani contribuisce in grossa parte quello che in molti casi è stato definito «ecomostro»: lo scheletro del complesso residenziale realizzato sotto la collina del Poggino che sovrasta i ruderi della Vulcania, scavata in parte proprio per ospitare la moderna costruzione. Al momento dell’avvio dei lavori, avrebbe dovuto divenire una zona esclusiva, con appartamenti di elevatissima qualità. Nella pratica, prima del fallimento della ditta costruttrice, a causa degli elevatissimi costi era stata venduta una sola unità abitativa, eventualità che non ha certo aiutato l’azienda a salvarsi. Attualmente la struttura, rimasta incompleta quando mancava quasi soltanto l’allestimento degli appartamenti, appare in pessimo stato di conservazione, avvolta da alberi e vegetazione spontanea.

Fino a questo momento, i tentativi di trovare una nuova destinazione ai due lotti del cantiere sono stati inutili, come dimostrano le molte aste andate deserte nonostante i prezzi sempre più ribassati, e la generale crisi economica dovuta all’epidemia di Covid-19 non aiuta di certo a sperare di veder tornare, in un prossimo futuro, le gru in questa parte di Colle. Le ipotesi di reimpiego non sono mancate, negli ultimi anni: per la ex Vulcania, in particolare, una delle idee più apprezzate dai colligiani vede il riutilizzo degli edifici (se ancora recuperabili) o della zona (in caso di abbattimento) per realizzare la nuova biblioteca comunale della quale il paese avrebbe grande bisogno. Anche se per il momento questo rimane solo un sogno, sembra possibile che, al normalizzarsi della situazione, la vecchia fabbrica troverà una nuova vita.

Assai più fosco sembra invece il futuro del complesso residenziale, nonostante anche in questo caso siano state presentate alcune idee più o meno probabili, che vanno da un albergo ad un acquisto pubblico per farne la nuova sede del Comune di Colle: troppo grande, troppo complesso e costoso da acquistare, completare e soprattutto mantenere, l’ecomostro attende ancora un sempre meno probabile reimpiego oppure il pietoso tocco della sfera demolitrice.

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