L'intervista

La storia di Claudia Firenze: Prima donna alla guida di Avis regionale Toscana

La presidente ripercorre le motivazioni che l’hanno spinta a donare e la necessità di farlo, fino agli incarichi nazionali

La storia di Claudia Firenze: Prima donna alla guida di Avis regionale Toscana
Attualità 10 Luglio 2021 ore 11:30

Ha cominciato a donare non appena compiuto i diciotto anni e da allora non ha più smesso. Oggi, dopo ventitré anni spesi in Avis con più di ottanta donazioni all’attivo e un’esperienza che l’ha portata a rivestire una vasta gamma di incarichi all’interno dell’associazione, Claudia Firenze è stata eletta presidente di Avis Regionale Toscana, prima donna a ricoprire questo ruolo.
A quando risale la tua prima donazione? 
«Ho fatto la mia prima donazione nel 1996: era il 18 settembre ed ero diventata maggiorenne da meno di un mese. Ho già prenotato una donazione per lo stesso giorno di quest’anno e celebrare così il venticinquesimo anniversario».
Come nasce la tua decisione?
«È stata una cosiddetta pubblicità-progresso a convincermi. “L’ho fatto per Mario”, per un Mario che non conosco, come recitava poi lo spot, mi lasciò commossa. A diciott’anni ero ben decisa ad andare a donare il sangue, prima ancora che a prendere la patente».
Come comincia il tuo percorso in Avis?
«Fui coinvolta fin da subito: i volontari mi premiarono come la più giovane donatrice di Castelfiorentino e in quell’occasione mi venne donata anche una rosa. Da lì ho iniziato a frequentare le riunioni dell’associazione al cui interno mi è sempre stato dato spazio. Avis è stata una scuola di vita che mi ha permesso di crescere in tutti i sensi, dall’imparare a fare le fotocopie, al saper redigere un comunicato stampa, fino all’affrontare tavoli istituzionali. Questo percorso mi ha permesso di acquisire tante competenze e mi ha portata a specializzarmi con studi mirati in comunicazione: nel 2015 ho conseguito un master in comunicazione sociale con la soddisfazione di realizzare io stessa le ultime campagne di Avis nazionale».
Qual è il ruolo che ti ha dato maggiore soddisfazione?
«Sono stata per quattro anni responsabile del settore Giovani e questo mi ha portato a conoscere tutta l’Italia. Vedere che in qualunque città, ovunque ci sia la sede Avis ti senti accolta è un’emozione molto bella».
Oggi comincia una nuova sfida.
«Ho deciso di concentrarmi sulla Toscana e il fatto poi che io sia la prima donna eletta in questo ruolo ha un valore simbolico importante».
Quali sono i prossimi progetti?
«Sicuramente dobbiamo cercare di far sempre meglio. Nell’anno trascorso come Avis Toscana abbiamo retto bene e anzi, devo dire, abbiamo anche visto un leggero aumento dei numeri. L’auspicio dovrebbe essere adesso di andare un po’ più in là in particolar modo in questo momento. Tutte le operazioni che si erano fermate a causa del Covid, infatti, sono ripartite e si registra un aumento nel consumo di sangue. Dobbiamo lavorare per riuscire a garantire un flusso di donatori anche nel periodo estivo ed essere flessibili anche in caso di necessità. Sulle circa duecentomila donazioni annue che si registrano in Toscana circa la metà sono Avis, quindi abbiamo una grande responsabilità da mantenere».