Un lavoro dolce

Una gustosa forma d’arte: il noto pasticcere Mario Barone Precisione e perfezione nella ricerca della massima qualità

Dalle soddisfazioni alle difficoltà, la storia di un'impresa che è da anni un'istituzione nel difficile mondo dei dolci

Una gustosa forma d’arte: il noto pasticcere Mario Barone Precisione e perfezione nella ricerca della massima qualità
Altro Val d'Elsa, 26 Dicembre 2020 ore 11:00

La pasticceria è una forma d’arte affascinante e molteplice. Un dolce fatto bene è il prodotto di un sapere professionale legato al settore artigianale e al tempo stesso è espressione della sensibilità di chi lo crea. Una torta decorata è bella come un affresco, ma in più è anche buona. Mario Barone è un artista. La sua attività, che nel 2021 raggiungerà il traguardo dei venti anni, è un’istituzione di Colle Val d’Elsa. L’estro di Mario è conosciuto anche fuori dai confini valdelsani. Dietro al suo successo c’è tanto lavoro, sacrifici, passione e una squadra molto valida. Lui stesso ammette: «Ho quasi rinunciato alla mia gioventù, ma tornassi indietro rifarei tutto. Se non ami questo mestiere, non puoi intraprendere un certo tipo di percorso. Non si deve guardare al guadagno, ma alla soddisfazione che deriva dal grande impegno. Nel laboratorio iniziamo a lavorare alle tre di notte e finiamo nel pomeriggio. I tempi giusti e l’eccellenza delle materie prime sono i componenti perfetti per tutti i tipi di prodotti. Per gli ingredienti di livello superiore come le nocciole piemontesi o i pistacchi di Bronte, ci riforniamo da aziende di nicchia. La mia linea imprenditoriale fin dall’inizio è stata quella di preferire la qualità alla quantità. Non a caso la mia è un’alta pasticceria e non vendiamo i dolci su scala industriale e commerciale». La pasticceria Barone da sempre lavora molto nell’ambito dei matrimoni. Quest’anno l’emergenza sanitaria ha totalmente condizionato il settore. «E’ stata una mazzata – confessa Mario – La mancanza delle cerimonie ha ridotto i guadagni. Inoltre in questo periodo natalizio siamo al 30 per cento di produzione rispetto agli anni precedenti. Colgo l’occasione per fare una riflessione. Mi auguro che le istituzioni comunali si rendano conto di questa situazione drammatica e aiutino concretamente i commercianti in difficoltà. Le poche attività presenti in Colle alta rischiano di chiudere post pandemia. Non deve essere un aiuto meramente economico, perché è soprattutto una questione morale e sociale. Non possiamo permetterci di rendere il nostro bellissimo centro storico ancora più vuoto e privo di stimoli. Al contrario è necessario incentivare la nascita di nuovi esercizi commerciali. Nonostante i numerosi problemi logistici, noi siamo sempre rimasti aperti cercando di andare incontro alle esigenze dei clienti. Per fortuna ho una clientela fantastica e il colligiano ama fare colazione».

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