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San Gimignano

Un barman e la passione per i cocktail

Lorenzo Borgianni è un barman e lavora da circa dieci anni nell’albergo di famiglia «La Cisterna». Classe 1990 con la voglia di fare

Un barman e la passione per i cocktail
Altro Chianti senese, 23 Dicembre 2020 ore 11:40

Lorenzo Borgianni è un barman e lavora da circa dieci anni nell’albergo di famiglia «La Cisterna». Classe 1990 con la voglia di fare, lavorare, miscelare, shakerare e conoscere il mondo del bere, questo fin dall’adolescenza. Non c’è da pensare, però, adun mondo fatto di serate e di alcol da far calare nella golaper arrivare al punto di non ritorno.

Tutto il contrario. È un mondo di classe, di eleganza, di conoscenza di gusti, della produzione delle bevande e delle basi alcoliche. Perché «bere è soprattutto cultura».

Borgianni ha fatto la scuola di barman, due livelli dell’Aibes ed ultimamente la sua passione si è trasformata anche in un libro «Gingegneria Applicata», nel quale percorre i migliori 100 gin d’Italia.

Borgianni, com’è iniziata la sua passione?

«Ho sempre amato il bere, ma ho sempre amato la bevuta fatta bene, non la quantità, ma la qualità. Con l’idea di sapere e riconoscere i sapori all’interno di un drink. Fin da subito ho avuto la fortuna di trovare lavoro nell’albergo di famiglia. C’erano tanti lavori da poter fare, però a me ha sempre affascinato il mondo del bar e quindi mi sono immerso in questo mondo. Mi ha coinvolto sempre di più e poi mi sono specializzato nel gin».

Come nasce l’idea del libro?

«Da me e da Federico Bellanca, un giornalista che scrive anche per il Gambero Rosso, è un esperto del settore. Eravamo in contatto per lavoro. Mi ha chiesto di pubblicizzare il suo gin perché è anche un produttore. Ho una mia pagina Instagram che si chiama “Il Gingegnere” nella quale recensisco gin. Parlando con lui è nata l’idea di fare questo percorso. Parte tutto dalla mia pagina Instagram».

Che cos’è il gin per lei?

Il gin è un distillato di cerali con l’aromatizzazione spiccata del ginepro. Lo amo perché con il gin puoi raccontare una storia. La storia di un territorio. Gli altri distillati sono molto più severi. Mentre con il gin grazie alla sua aromatizzazione ci crea un legame con il suo vissuto e con il territorio nel quale viene prodotto».

La Toscana è un luogo dove si produce del buon gin, giusto?

«Noi abbiamo il ginepro migliore del mondo. Il gin quindi è identitario della nostra zona, partiamo da una delle basi migliori del mondo. Ad esempio se pensiamo al Bombay che è uno dei gin più famosi del mondo utilizza ginepro toscano».

Qual è il fascino del gin? Come nasce?

«Lo spiego anche nel mio libro. Nel prologo c’è un po’ di storia del gin e del gin-tonic. Il gin è nato come medicina contro la malaria, soprattutto a bordo delle navi. Abbinavano al gin degli agrumi. Il ginepro, infatti, ha capacità curative. Dopo con la nascita della Schweppes, che ha il chinino, uno dei farmaci più utilizzati per curarela malaria, il gioco è stato fatto. Per rendere tutto più “potabile” l’abbinamento tra gin e Schweppes, ha fatto la storia. Ciò è accaduto in India durante il periodo del colonialismo da parte dell’Inghilterra».

Qual è il tuo gin toscano preferito?

«Il Peter in Florence, perché unisce tradizione ed innovazione. È una ricetta London Dry Gin, quindi un gin tradizionale, ma che usa delle botaniche innovative, utilizzano il simbolo di Firenze che è l’Iris. Nei gin c’è la radice del giaggiolo, ovvero del giglio, l’innovazione nasce nel metterci la radice, ma anche i fiori. È presente nella mia selezione. Gli appassionati della zona vengono spesso, per il progetto che ho in mente».

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