L’azienda

Tre fratelli uniti a Poggio al Chiuso Un vino di qualità anche a domicilio

Sono la quarta generazione a lavorare nel vino

Tre fratelli uniti a Poggio al Chiuso Un vino di qualità anche a domicilio
Chianti fiorentino, 08 Novembre 2020 ore 16:40

«Nelle botti piccole c’è il vino buono», mai modo di dire fu più vero e giusto. Ma per questa volta una cosa da aggiungere c’è: nelle botti piccole ci sono anche delle belle storie. Poggio al Chiuso infatti, azienda agricola familiare, è il risultato di anni di lavoro, fatica e amore per il vino. Tutto nasce molto tempo fa, alla fine dell’800 da Narciso Corti, un «barrocciaio», così si chiamava chi caricava il carretto con i cavalli. Da quegli anni, l’azienda ha avuto tanti cambiamenti fino ad arrivare oggi alla quarta generazione della famiglia, composta da tre fratelli, Andrea, Marco e Matteo Corti, che riescono a produrre vini di qualità, raggiungendo e conquistando anche premi nazionali molto ambiti. Sono proprio loro che, circondati dalle bottiglie della sala vendite, raccontano la storia della famiglia e quel vino che corrisponde ad una grande e minuziosa ricerca della qualità.

«L’attività nasce molto tempo fa, originariamente a fine 800 con il nostro bis nonno – hanno iniziato a spiegare – caricava il carretto con i cavalli, non solo di vino ma con tutti gli altri beni della campagna. Andava a Firenze a portarlo e ci metteva 6 ore per arrivare. Poi c’è stata la seconda guerra mondiale e nel 1949, insieme a nostro nonno Renzo e suo fratello Gino, decisero di iscriversi alla camera di commercio come produttori e commercianti di vino. Nacque così l’azienda agricola vera e propria. Da quest’anno in poi hanno iniziato a piantare vigne e a produrre il vino. La cosa è andata avanti con nostro padre Mario fino ad arrivare a noi. Il commercio è andato avanti per un po’ però la produzione propria è diventata prevalente già negli anni 50. Oggi noi, dopo il 2013, abbiamo deciso di concentrarsi solo sulla produzione.

Tutto quindi è passato in mano alla quarta generazione: «Siamo una piccola azienda familiare e puntiamo sulla qualità per provare a distinguersi – hanno continuato – La distribuzione arriva anche fuori i confini nazionali in paesi come Stati Uniti, alla Corea del sud e Giappone. Siamo riusciti a vincere qualche premio». Tra tutti la medaglia d’oro al The WineHunter Award 2019 con il vino Voltaccia 49 Toscana Rosso IGT oltre a quelli del 2018 e al Mundus Vini.

«Il periodo non è dei migliori soprattutto perché i ristoranti sono chiusi – hanno spiegato i fratelli – Ne risentiamo anche noi. Per questo cercheremo di puntare sulle consegna a domicilio, sui privati. Sarebbe molto bello riuscire a fidelizzare i clienti in modo diretto, andando di persona nelle case. Ci piacerebbe che soprattutto i giovani appassionati ce lo chiedessero. Noi siamo pronti ad andare a casa delle persone per spiegare il nostro vino. È più complesso, però darebbe tanta soddisfazione. Come famiglia siamo abituati ad avere il contatto con i clienti, fin dalle origini e ci è rimasta dentro questa cosa. Inoltre abbiamo inaugurato il luogo per la vendita diretta anche se per il momento si è dovuta fermare. Il vino per come lo intendiamo noi infatti, è un’esperienza conviviale e vorremmo farlo gustare in maniera diversa, facendolo restare come un’esperienza impressa oltre a spiegare i perché del nostro vino».

La qualità è stata per i ragazzi una vera e propria scelta fatta a tavolino.

«Ci vogliamo distinguere facendo più qualità possibile – hanno proseguito – perché non abbiamo la possibilità di avere grandi uffici marketing o commerciali, facciamo tutto da soli. Puntiamo a seguire tutta l’azienda e tutto il processo. La concorrenza è spietata e vogliamo far capire che ci sono aziende stratosferiche, che fanno video eccezionali e che ovviamente hanno più strumenti, e che districarsi in questo mondo oggi è molto difficile. Noi puntiamo proprio sull’importanza di essere più piccoli e magari sul riuscire a essere più presenti all’interno del processo produttivo. Ovviamente il vantaggio nostro è che possiamo decidere quando mettere in vendita un’annata, non avendo l’impellenza di dover uscire con la vendita subito. Quindi magari possiamo far uscire ora un 2017 quando gli altri fanno uscire un 2018. Siamo circa un anno e mezzo indietro rispetto agli altri.

Quest’anno la vendemmia è andata bene, buona qualità».

Escluso il Voltaccia 49, che ha un uvaggio internazionale, tutti gli altri sono uvaggi tipici toscani come Sangiovese, canaiolo, soprattutto sul Chianti che è proprio la ricetta tradizionale.

«Ognuno ha le cose in cui è più forte – spiegano – Siamo complementari tra di noi. Matteo è più bravo per tutto ciò che riguarda il campo come i trattori o i trattamenti, Marco più in cantina e Andrea, per la comunicazione social e pubbliche relazioni. È una bella sfida perché devi imparare a lavorare a 360 gradi proprio perché facciamo tutto noi. Impari a fare il contabile, il contadino, il cantiniere e i commerciale. Siamo tutti molto motivati. L’obiettivo è far girare il nome il più possibile facendo arrivare la qualità. Ci crediamo!»

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