Il dramma

San Polo: va all’ospedale e il giorno dopo muore

E’ successo mercoledì mattina. Sul posto anche un volontario della Pubblica Assistenza

San Polo: va all’ospedale e il giorno dopo muore
Val d'Elsa, 04 Ottobre 2020 ore 12:34

Un forte mal di testa, poi una fitta alla gamba. La corsa al pronto soccorso di Ponte a Niccheri. La diagnosi è lombosciatalgia e tre giorni di riposo. È martedì di due settimane fa quando è stato dimesso. Mercoledì mattina alle 8 è stato ritrovato morto dal fratello e da un volontario. Aveva 54 anni Alessio Piccini. Adesso a fare luce su quanto accaduto saranno l’esame autoptico e le indagini dei Carabinieri. Secondo i primi riscontri l’uomo non avrebbe sofferto di patologie particolari. Tutto si sarebbe consumato nel giro di 24 ore. È proprio intorno a questo che si concentreranno adesso le indagini delle forze dell’ordine. Si dovrà capire se la morte sia stata per cause naturali o se l’uomo poteva essere salvato. Intantoè stato aperto un fascicolo, come atto dovuto. Bisognerà attendere l’esame dell’autopsia per determinare la causa del decesso.

Ma andiamo ai fatti. A ricostruire il tutto è stato proprio il fratello Alberto insieme al volontario della Pubblica Assistenza di San Polo Armando Mancini che il mattino di mercoledì avrebbe dovuto fare la puntura prescritta.

«Martedì siamo andati al pronto soccorso perché mio fratello non si sentiva bene. Dopo i controlli è stata diagnosticata una lombosciatalgia per cui doveva fare una puntura tutte le mattine. Sempre martedì sera sono andato a trovarlo intorno alle 20 e stava bene». Tutto ha inizio nella giornata di martedì quando, sempre secondo il racconto del fratello, Piccini avrebbe avvertito un forte mal di testa e una fitta alla gamba a cui sarebbe seguita una caduta. Poi, la visita all’ospedale Santissima Annunziata a Bagno a Ripoli. Per i medici si sarebbe trattato di lombosciatalgia, curata con alcune punture e un riposo di tre giorni.

«Al rientro a casa era lucido. Faceva fatica a camminare, ma era assolutamente lucido», ha detto il fratello. Alessio Piccini viveva da solo a 200 metri dalla frazione di San Polo. Originario di Grassina, si era trasferito in una casa nella frazione grevigiana. È ancora sotto choc il fratello del 54enne e non riesce a capacitarsi di quanto accaduto. «L’ho lasciato che stava bene», ha continuato a ripetere.

Sono attimi concitati quelli di mercoledì mattina. Nessuno si sarebbe aspettato il dramma che da lì a poco si sarebbe consumato e scoperto. Al citofono non rispondeva nessuno né tantomeno al telefono. In soccorso di Alberto Piccini è subito accorso Armando Mancini, volontario della Pubblica Assistenza di San Polo.

«Abbiamo cercato di aprire la porta invano. È stato poi Alberto a sfondarla», ha raccontato Armando. «Avrei dovuto fargli la puntura mercoledì mattina, poi ho visto che nessuno mi richiamava e ho pensato che gliel’avesse fatta qualcun altro. Mai avrei immaginato una cosa del genere». Cerca di ripercorrere minuziosamente quellamattina. È difficile ricostruire quei momenti anche per un volontario di lungo corso come lui. «Ho sentito le urla del fratello e sono corso. Quando siamo entrati in casa ho capito subito quello che era successo. Ho sentito il polso, ma ormai non c’era più nulla da fare». Sul posto anche il 118 e i Carabinieri. Saranno proprio questi ultimi insieme all’esame autoptico a gettare luce su quanto accaduto.

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