Idee per il futuro

Poggibonsi, l’opinione dei giovani: «Il Covid? Insieme ce la faremo»

«La pandemia ha rimarcato i problemi del passato. Nessuna misura dall’alto, tocca a noi cambiare»

Poggibonsi, l’opinione dei giovani: «Il Covid? Insieme ce la faremo»
Chianti fiorentino, 04 Luglio 2020 ore 14:25

Ai loro occhi la pandemia da Covid-19 non ha rivelato nulla di nuovo: stesse questioni irrisolte, identici problemi, purtroppo moltiplicati. Due ragazzi e due ragazze, si va da chi ha appena dato l’esame di maturità a chi è all’ultimo anno di università. É la generazione Z: nati tra il 1995 e il 2012. Lavoro, scuola – istruzione in generale – diseguaglianze sociali: sono i temi della loro agenda. Hanno la consapevolezza di un domani difficile, legittimi timori, non accettano la retorica ormai già trapassata dell’andrà tutto bene. O che il Covid-19 abbia il potere di renderci migliori. Se pensano al loro domani sono preoccupati ma conservano una notevole dose di ottimismo: diciamo che sono pronti alle sfide che il futuro gli metterà davanti.

Pandemia
Cominciamo dal periodo di lockdown, le lunghe settimane chiusi in casa, modo per evitare il diffondersi del Coronavirus. «Ho studiato con le video lezioni, mi sono allenato: in quelle settimane ho fatto quello che potevo fare», ha detto Saverio Maestrini, 20 anni, iscritto a Scienze Politiche a Siena. «All’inizio i giovani sono stati bistrattati, giudicati come incoscienti, ma hanno dato un grande contributo»: ne è sicura Chiara Pastacaldi, studente di Lettere Antiche a Firenze, 20enne come Saverio. «In tutta Italia si sono creati gruppi di solidarietà di studenti e lavoratori – ha spiegato Chiara – per aiutare tutte quelle persone che non potevano uscire di casa per fare la spesa. E’ successo anche a Colle di Val d’Elsa con Giovani in Solidarietà». Bianca Siragusa, 18 anni, studente al San Giovanni Bosco di Colle Val d’Elsa, ha vissuto così la quarantena: «All’inizio è stata un momento di libertà per dedicarmi alle mie passioni: leggere, suonare, cantare. Dopo però mi è mancata la socialità». «Il lockdown mi è servito per ritrovare del tempo libero e per riflettere, alla fine pensi a cosa è veramente importante nella vita. Prima della pandemia davamo per scontate diverse libertà», ha spiegato Alessio Funaioli, 22 anni, al terzo anno di Scienze Politiche a Siena.
Politica
Una emergenza sanitaria da gestire, un Paese che chiede risposte per affrontare la crisi economica e finanziaria: il fare bene fare presto che ora vale come non mai. Pur consapevoli dell’eccezionalità del momento, nessuno dei quattro fa sconti al governo. Saverio «è deluso dal fatto che molte persone siano state abbandonate a sé stesse. Alcune riaperture sono state ritardate. La politica da sola – osserva Saverio – fatica a leggere la società, ci dobbiamo far sentire sui temi che abbiamo veramente a cuore». Chiara vira sulla scuola: «Non vedo un piano di riapertura a settembre. Capisco che la didattica a distanza sia stato il modo per andare avanti nel lockdown ma non si può mica proseguire». La scorsa settimana, Bianca ha fatto la maturità: epilogo di anno scolastico complicato: «Le famiglie meno abbienti – racconta Bianca – hanno subito la didattica a distanza, la scuola doveva fare di più perché non tutti hanno i dispositivi che servono. Ho visto molta approssimazione da parte del Ministero, è anche vero che l’Italia è stata colpita per prima in Europa». Alessio giudica il governo con un sei striminzito: «Avrei preferito una chiusura anticipata quando il problema del virus era evidente: chiudere prima per avere una ripresa più veloce adesso».


Prospettive
Cosa sognano di fare un domani? Saverio il giornalista, Chiara l’insegnante, Bianca la cantante, Alessio «aiutare chi è in difficoltà: chi è povero di parole e di pensieri, anche economicamente». Questa sarà la sua strada, da capire in quale veste: cioè come dare sostanza alle intenzioni. Saverio non condivide che la pandemia possa renderci migliori ma confida in un «risveglio, un senso di riscossa, specie nei giovani: un moto d’orgoglio per cambiare in meglio la nostra società. Timore per il lavoro? Ce lo avremo, ma non lo abbiamo scoperto con il Covid. Avevamo timore prima e lo abbiamo anche adesso». Nulla di nuovo sotto il sole. «Il domani è incerto – dice Chiara – se penso al mio futuro mi vedo come una insegnante precaria». Ha però un messaggio che suona come un avvertimento: «Noi giovani ci dovremo organizzare perché niente arriverà dall’alto. Sarebbe sbagliato delegare, ci dobbiamo pensare in prima persona». Bianca proverà ad entrare alla Saint Louis a Roma, la prima ed unica Istituzione di Alta Formazione Artistica Musicale in Italia: «Quando racconto che voglio diventare una musicista mi rispondono che sarò precaria – dice Bianca – sono consapevole che non mi addentrerò in un mondo semplice, come quello del lavoro, ma spero di trovare il mio spazio di felicità». Funaioli ha chiaro da dove ripartire. «Comprensibile ci sia preoccupazione ma serve anche essere ottimisti. Scuola ed università – spiega Alessio – devono essere ponte verso il lavoro. Ripartiamo da questo: dal tema del lavoro».

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