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Le parole di Rudic Miroslava, fuggita dall’Ucraina: "C’è bisogno di concretezza, Putin non aspetta, lui spara»

Le parole di Rudic Miroslava, fuggita dall’Ucraina: "C’è bisogno di concretezza, Putin non aspetta, lui spara»
Altro 20 Marzo 2022 ore 14:01

Mentre racconta la sua storia si commuove. Trattiene le lacrime a stento e poi si lascia andare in un pianto che non è liberatorio, ma di angoscia, ansia e preoccupazione per il suo Paese. E non ci risparmia la delusione verso il mondo occidentale da cui si sente lasciata sola, lei e il popolo ucraino, dice.

Lei si chiama Miroslava Rudic, 37 anni, arriva dalla zona di Leopoli. E’ scappata dall’Ucraina e tornata a Poggibonsi prima di vedere la massa di persone in fuga da Kiev e dalle zone che per prime hanno subito la tragedia dei carri armati, delle bombe e della distruzione. Era già stata in città per anni. E aveva ancora il marito qui, quindi è stato relativamente facile tornare. Anche se quando ci sono di mezzo fuga dal proprio Paese ed identità e non c’è mai nulla di facile. 

Ha un figlio Miroslava di 13 anni, Ilia, che è tornato tra i banchi di scuola che aveva lasciato due anni fa quando la mamma aveva deciso di trasferirsi in Ucraina, loro paese di origine. Ora, in fuga dalla guerra, Ilia ritrova i suoi amici. Per lui infatti il rientro in Italia ha voluto dire riprendere il percorso scolastico con la stessa classe che aveva frequentato prima che l’Ucraina divenisse non solo il paese dei suoi genitori, ma il suo.  «Sulla scuola niente da dire  - ha detto Miroslava – nessun problema, mio figlio è stato reinserito nel gruppo di quando eravamo qui in Italia».

«Sono tornata in Ucraina due anni fa perché la mia casa è là - ha raccontato Miroslava – Anche per il mio bambino è importante sapere la lingua, non mi piacciono le persone che non conoscono la loro storia. Lui tra l’altro stava iniziando a dimenticare le parole, la lingua. Pensavamo con mio marito di trasferirsi tutti di nuovo in Ucraina». Ed invece è arrivata l’invasione russa. «Ho mia mamma che lavora qui. E anche mio marito. Ora dovevamo per forza tornare in Italia. Ci sono tante persone che vengono via, ma non tutti, anche perché non tutti sanno dove andare». E poi il racconto della guerra con gli occhi di un civile. «Abbiamo sentito le sirene e visto le persone che scendevano in fretta e furia, prendevano le borse con le cose necessarie e andavano». 

Miroslava e il figlio hanno raggiunto l’Italia dalla Polonia. «Quando siamo scappati non c’era la coda, perché la gente non capiva e aspettava, ora tutti vogliono venire via». La voce si rompe. «Mi sento che siamo lasciati soli – ha detto - anche se tutti chiacchierano. Ai nostri soldati mancano vestiti militari, hanno le mani vuote, c’è gente non protetta. Ma poi dove va la gente? Questo mi fa molto male, state facendo tanto, ma i nostri soldati sono senza vestiti e vanno avanti così. Siamo lasciati soli, non vedo che la gente fuori dall’Ucraina si preoccupa molto».  

Esorta ad agire, a fare di più Miroslava. «E’ una violenza quella in atto – dice - e contro la violenza non si può dire “a noi dispiace” punto e basta, qualcuno non dice neppure mi dispiace, le persone non capiscono cosa sta succedendo, siamo lasciati così, semplici badanti, da soli». C’è bisogno di concretezza. «Ora non è tempo per le chiacchiere – ha affermato Miroslava con fermezza - Putin uccide, lui va e spara e la gente muore. C’è bisogno di cose concrete. Le chiacchiere contro Putin non funzionano. C’è gente semplice che soffre e poi ci sarà crisi umanitaria. Sono stata in Italia per anni e so che gli italiani possono fare e capire di più». Ci saluta in fretta. «Sto andando dalle donne di Poggibonsi per raccogliere materiali e dare un contributo. Non si può aspettare, Putin non aspetta, c’è bisogno di immediato aiuto, lui spara».
 

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