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Montespertoli

Le edicole «Vanni» e «Gori», tra passato e futuro

Dalla nascita dei loro negozi, centro di socialità, al boom di giornali e riviste, fino all’avvento di internet. I racconti degli edicolanti

Le edicole «Vanni» e «Gori», tra passato e futuro
Altro Chianti fiorentino, 18 Febbraio 2021 ore 19:24

Uscire la mattina, fare colazione al bar e comprare il giornale nella tua edicola di fiducia. Magari poi restare a chiacchiera con l’edicolante o con chi è di passaggio nel negozio. Piccole cose, certo, ma sempre belle da vivere.

Negli ultimi vent’anni il mondo dell’informazione, dei giornali e delle edicole è fortemente cambiato e non è sempre facile reinventarsi e andare avanti. Dietro le vetrine delle edicole nel borgo ci sono storie di famiglie da raccontare, persone che hanno attraversato epoche diverse e rivoluzioni, soprattutto nel mondo della comunicazione che si evolve, oggi, a velocità straordinaria.

Simona Vanni è titolare dell’edicola centrale in piazza del Popolo. Gestisce l’attività con l’aiuto di Marcello, compagno della madre di Simona, Marcella Maestrini, purtroppo deceduta qualche anno fa.

«A chi lo devo portare il giornale stamani? C’è rimasto qualcuno? Ora vado dai, gli porto qualche quotidiano» ho sentito dire da Marcello martedì scorso a metà mattinata. Mi ha spiegato che spesso porta lui stesso i giornali a casa dei clienti storici o degli amici che lo chiamano perché non possono uscire.

«Questa edicola è stata aperta negli anni ’60 da MarioVanni, mio padre – ha raccontato Simona – All’inizio venne costruita in muratura, col giglio di Firenze. Poi venne fatta una piccola edicola con l’ingresso nel retro. Quando morì mio babbo avevo nove anni e il negozio è sempre stato portato avanti da mia mamma».

«Conobbi Marcella e ci fidanzammo – ha detto Marcello – Le davo una mano, lei ci avrebbe lavorato anche la notte. Voleva abbellirla, perciò vendetti un fondo che avevo in piazza del Popolo e ricostruimmo l’edicola. È quella che c’è oggi in piazza e viene da Bologna. A Marcella piaceval’edicola piena di giornali e giocattoli ma adesso rispetto agli anni ’60 e fino agli anni ‘2000, è cambiato tutto. Facevamo dei bei incassi anche se pagavamo molto alla distribuzione. Solo di giornali e riviste entrava un milione di lire al giorno. Adesso stiamo toccando il fondo.

Da quando c’è internet è tutto peggiorato – ha continuato - L’informazione è cambiata e vendiamo meno. Il web, internet e coi telefoni, la carta arriva dopo. Montespertoli poi è un paese e non sempre è popolato. Al mercato del martedì meglio, ma gli altri giorni non c’è grande movimento. Anche la chiusura al traffico ha comportato meno circolazione di clienti. La domenica ad esempio non gira nessuno. Oggi che è martedì, giorno di mercato, abbiamo incassato solo 300 euro la mattina. Secondo noi bisognerebbe cambiare anche il rapporto col distributore, che in Toscana è il Giorgi. Devono calcolare che incassiamo in media 200 euro al giorno, se ogni settimana ci riforniscono di giornali e oggetti per 1600 euro, siamo sempre in debito».

Da quando Marcella Maestrini non c’è più, le forze di Simona e Marcello sono diminuite e vorrebbero venderel’edicola, ma il Covid ha interrotto qualsiasi trattativa.

«Sono sempre stata qui ma adesso non è facile e non ce la faccio più, vorrei venderla – ha concluso Simona - Prima era bello tenere e portare avanti l’attività, vendevamo molto di più, c’era più giro e più entusiasmo».

«Io ho 82 anni e ormai non me la sento di alzarmi la mattina per venire a lavorare, anche se mi piace molto – ha ribadito Marcello - Sono convinto che se rimango a casa, in un mese rischio di impazzire. Me lo dice anche il dottore che mi salva la mente. Questa edicola dovrebbe essere presa dai giovani che credono nel progetto. Dovrebbero affiancare a giornali e riviste, i giocattoli per bambini, servizi aggiuntivi, ma noi non ce la facciamo più. Ci vuole tanta passione per fare questo lavoro. Non si tratta di un mestiere di fatica ma devi stare qua dalla mattina alle sei alla sera alle otto. Magari un po’ di noia a volte ti prende, soprattutto di inverno, ma in estate è una bellezza. Tutte le persone, amici o familiari, si siedono sulle panchine di fronte o aggiungiamo sedie, e stiamo a chiacchierare. Qui è sempre stato pieno. Parliamo di calcio, caccia, cavalli, ciclismo, politica, di tutto. Solo che adesso siamo stanchi».

Affacciata su piazza del Popolo c’è un’altra edicola storica. È quella gestita oggi da Gianluca Gori, aiutato dalla figlia Giorgia.

 

«L’edicola Gori è nata nel 1916 e c’era lo zio di mia nonna, Giulio Chiti. Prima era un tipografia, poi arrivarono i giornali. Dopo Giulio ci sono stati mio nonno e mia nonna, poi i miei genitori e adesso io e mia figlia. Ho fatto il camionista, operaio, magazziniere, poi dentro una ditta ho fatto tutta la scalata da operaio a rappresentante e infine un giorno mio babbo Giuseppe mi chiese: “Bisogna vendere l’edicola, vuoi rimanerci te?”. Io ci tenevo e prima di darla via lasciai il mio lavoro per dedicarmi a questa attività. Dove c’è il negozio adesso, è addirittura il palazzo della mia famiglia. L’anno scorso ero in via Sidney Sonnino. Fare uno spostamento di cento metri, adesso vuol dire vivere per me. Lassù andava male. Qui accanto alla piazza c’è più giro di persone. È diventato un lavoro normale e non dobbiamo sopravvivere ogni mese».

Gianluca ricorda ancora i racconti dei nonni, di quanto era dura all’inizio avere un’edicola perché le persone non sapevano leggere. Poi la scolarizzazione e il boom di giornali e riviste dagli anni ’70 in poi.

«Oggi il concetto di edicola a sé stante non funziona più – ha sottolineato Gianluca - Si morirebbe solo coi giornali. Adesso abbiamo un po’ di tutto, cambiato i permessi, aggiornato tutti i computer e ci siamo rimboccati le maniche. Ma una cosa alla volta e con sacrificio adesso vediamo i frutti.

L’informazione sui giornali è più valida di quella che ti da internet, ma il web ti mangia – ha continuato - Inoltre c’è molto meno contatto umano, il cliente compra il giornale e poi scappa. Prima si chiacchierava molto di più. Il Covid certamente non ha aiutato».

E il rapporto con la distribuzione? «È un problema che si può verificare – ha dichiarato Gianluca Gori - Se hai tanta merce in conto vendita, quella spesa della distribuzione è ammortizzata se c’è qualcosa che gira. Ultimamente vendo tanti giocattoli, puzzle, enigmistica, figurine e oggetti per ragazzi. La vera passione è che ho spesso tanti bambini in negozio e mi danno una gioia tremenda. Invece, tanti lettori sono spariti. I giovani difficilmente comprano i giornali. Forse dovremmo fare qualcosa per riavvicinarli alla lettura su carta che è bellissima».