la testimonianza

La mia vita dopo il Covid-19 e la terapia intensiva

Stefano Ballini: “Ho scoperto parti della mia personalità che prima non conoscevo”

La mia vita dopo il Covid-19 e la terapia intensiva
Chianti fiorentino, 02 Maggio 2020 ore 20:42

Dopo quasi due mesi di cure, Stefano Ballini, regista e personaggio molto noto a Barberino Tavarnelle, è finalmente guarito dal Covid-19. Anche il secondo tampone di guarigione è risultato negativo dopo la difficilissima avventura della terapia intensiva che nessuno vorrebbe mai vivere. Avventura da lui stesso raccontata. Questi i suoi ricordi che rimarranno impressi per sempre nella sua memoria.

Stefano, quando e perché hai deciso di andare all’Ospedale di Careggi?

Ho deciso di andare a Careggi il 13 marzo. Avevo avuto per tre giorni la febbre senza sintomi ma era passata. Dopo alcuni giorni si è ripresentata con tosse secca e problemi respiratori. In entrambe i casi avevo avvisato per telefono la mia dottoressa la quale mi diceva che non c’erano ancora i presupposti per andare all’ospedale. Per telefono non si possono capire bene i sintomi. Ad un certo punto stavo talmente male che di mia spontanea volontà sono andato al pronto soccorso. Senza ovviamente immaginare che ci sarei rimasto fino al 27 marzo.

Come è stato il primo approccio con i medici?

Quando sono arrivato avevo già la polmonite. Inizialmente mi dissero che per qualche giorno sarei rimasto in ospedale per i controlli. Che mi avrebbero sottoposto a tutte le procedure necessarie e che, fino a che non avrebbero avuto i risultati, non sarebbero stati capaci di sapere se fosse coronavirus o no. Io in realtà avevo già capito. Quindi mi hanno messo nel reparto “malattie infettive” con l’ossigeno attaccato. Dicevano che rispondevo bene all’ossigeno e che era un fattore importante.

Poi cosa è successo?

Il giorno seguente entrarono tutti all’improvviso dicendomi che ero in crisi d’ossigeno. Mi controllavano da fuori ovviamente. Quindi mi hanno spostato nel reparto di “terapia intensiva” dicendomi che se la crisi sarebbe aumentata mi avrebbero dovuto addormentare ed intubare. Da un minuto all’altro sarebbe potuto succedere.

Che pensieri avevi in mente?

Ho passato una notte bruttissima. Micidiale davvero. In quei momento ti passano dei pensieri assurdi nelle testa. Da un giorno all’altro mi sono ritrovato in terapia intensiva, improvvisamente. Questa cosa ti fa pensare a cose allucinanti. Tra tutte anche a come avvisare i familiari, cosa dire e come dirlo. Fortunatamente è andata bene, non ho avuto altre crisi. Dopo una settimana di terapia intensiva avevo perso 8kg e mezzo. La domanda che tutti si fanno è “perché a me?”, è inevitabile chiederselo.

Cosa vedevi intorno a te nel reparto?

Pensa che ero in camera con uno dei primi casi in assoluto ricoverati per coronavirus a Firenze. Un signore con il quale ci siamo fatti compagnia provando a scherzare per tirarci su. Lui è stato ricoverato il 23 febbraio e dall’ospedale siamo usciti insieme. Una delle cose che mi ha colpito è che gli infermieri, vedendoci attivi e “scherzosi”, ci hanno chiesto di andare dalle persone che stavano peggio psicologicamente, per provare a tirarle su di morale. Noi siamo andati. È in quel momento che ho visto scene davvero toste, difficili. Persone che piangevano, che psicologicamente erano distrutte. Si stavano lasciando andare.

E quando sei uscito?

Sono stato dimesso il 27 marzo e sono rimasto in attesa dei tamponi di guarigione. Il primo è arrivato il 9 aprile mentre il secondo, che sarebbe dovuto arrivare 48 ore dopo, è arrivato dopo due settimane.

Secondo te quale è stato il fattore più importante che ti ha aiutato a superare la cosa?

Reagisci da solo. Ti viene da dentro. Si è parlato spesso di una situazione di “guerra” e in guerra scopri delle parti della tua personalità che prima non conoscevi. Così è stato per me. Sono stati fondamentali le persone che erano intorno a me come gli infermieri ed i medici.

Infermieri e medici come ti sono sembrati?

Un livello altissimo. Davvero eccezionali. Io non credevo sono sincero, ma Careggi per me è ad un altissimo livello sia per professionalità che per la struttura. Spesso si parla male degli ospedali in generale, ci si lamenta. Nel caso di Careggi per me non c’è stato da lamentarsi assolutamente. Ti aiutano e ti sostengono anche psicologicamente che in questi casi è fondamentale.

Ancora non è certo finita l’emergenza, c’è un messaggio che vuoi mandare ai cittadini?

Vedo ancora in giro persone che passeggiano senza mascherina. Ragazzi è pericoloso, punto. Vi assicuro che è meglio in giro con la mascherina che in terapia intensiva con l’ossigeno. Non bisogna sottovalutare nulla. Anche sulla riapertura, si può fare solo se tutti rispettano le norme alla virgola. E questo è il problema, non saremo mai tutti a rispettare in modo impeccabile le norme. Questo mi preoccupa.

Hai saputo qualcosa dell’utilizzo del plasma dei guariti per la creazione di una cura?

Si ho saputo che ci stanno lavorando ma anche che non è una cosa certa. Sicuramente io potrei essere disponibile nel momento in cui la ricerca avrà certezze.

Vorremmo continuare a raccontare le esperienze legate a questo difficile momento così da far capire che ancora è necessario stare attenti. Se vuoi raccontarci la tua esperienza, proprio come ha fatto Stefano, contattaci alla nostra mail “redazione@inchiantisette.it” o al numero Whatsapp 342 098 9272.

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