Lavoro

Intervista a Paolo Casini, vigile storico sancascianese ad un mese dalla pensione

Intervista a Paolo Casini, vigile storico sancascianese ad un mese dalla pensione
Chianti fiorentino, 12 Luglio 2020 ore 17:47

E’ passato un mese dalla pensione per il vigile Paolo Casini, ma come si suol dire la passione chiama sempre. Così lo abbiamo trovato all’ingresso dello stadio a smistare il traffico dei più piccoli. O, per dirla con le sue parole, «a dirigere il traffico dei giovani». È lunedì pomeriggio quando lo troviamo davanti al campo sportivo insieme ai colleghi Luca Ignarro e Giacomo Marini. All’anagrafe 65 anni, con la passione per il proprio paese, il mondo subacqueo, ma anche il ciclismo. «Adesso aiuterò la Sancascianese».

Paolo, ma non si è fermato per godersi un po’ la pensione?

«Non ho ancora avuto il tempo per fiatare. Adesso mi dedicherò molto a mia madre e ai monumenti recenti di San Casciano o alla stazione di rifornimento delle Mille Miglia, che è l’officina Bellini».

Cosa intende?

«Mi riferisco a quelle realtà sancascianesi che raccontano un pezzo di storia del nostro paese, ma che sono poco descritte. Non mi voglio vestire di panni più grossi, ma mi riferisco per esempio al campo sportivo della Sancascianese. Qui pochi sanno che hanno giocato i grandi del calcio come per esempio Spalletti e non sono molti quelli che conoscono la storia di come è nato. Questo è uno dei più bei stadi che c’è nella provincia. Adesso, insieme al giornalista Antonio Taddei, stiamo scrivendo un libro proprio sulla storia del calcio a San Casciano. Altro capitolo è quello delle Mille Miglia passate da San Casciano. Infatti, all’officina Bellini c’è una mostra permanente a cui ho contribuito con alcune foto».

Appassionato di macchine e di calcio, quindi?

«Sostanzialmente sì. Ma un’altra mia passione è la scrittura e la parte storico-geografica e subacquea. Ho fatto il sub per trent’anni. Poi mi sono messo a fare la parte archeosubacquea».

Per quanti anni ha fatto il vigile a San Casciano?

«Sono 22 anni. Sono residente proprio in centro, quindi direi che sia la condizione peggiore per poter fare il vigile. Però è andato tutto bene».

Come ha iniziato?

«Prima si cercava la sicurezza, il luogo di lavoro sicuro. Al contempo, però, mi piaceva far parte di un copro di polizia. Da lì il concorso. Ho cominciato con i tempi provvisori, poi sono andato a Siena. Allora ero istruttore. Poi arrivò una graduatoria a San Casciano e non potetti rifiutare. Ero vicino a casa così decisi di svolgere servizio qui».

Prima diceva che fare servizio in paese non è semplice.

«E’ la condizione peggiore, diciamo così. Però devo essere onesto: non ho mai avuto grossi problemi. Quello che mi rende orgoglioso è che sono sempre stato considerato dai sancascianesi doc».

Come si giudica un buon vigile?

«Questo lo diranno gli altri. So di aver fatto il mio lavoro al meglio, impegnandomi a far rispettare la legge. Il buon senso serve, ma dobbiamo attenerci alla legge».

Come è cambiato il mestiere negli anni?

«Secondo me è cambiato, ma il corpo della Polizia municipale lo vedrai più in funzione regionale in modo che abbia un aspetto più considerevole visto che siamo comunque un corpo di polizia».

C’è qualcosa a cui è particolarmente legato e che vada al di là del suo mestiere?

«La cosa più riuscita, l’identificazione del porto traiano a Punta Ala. O anche quando ho fatto lezioni di educazione stradale ai bambini».

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