Barberino Val d’Elsa

Il Medioevo che torna alla luce a San Pietro in Bossolo

Scoperta una prima parte dei castelli dagli archeologi. Attraverso il metodo stratigrafico sono stati rinvenuti anche reperti in ceramica di varie età e tipologia

Il Medioevo che torna alla luce a San Pietro in Bossolo
Val d'Elsa, 01 Agosto 2020 ore 10:30

Scoprire la storia di un territorio è emozionante. Il brivido di toccare o anche solo poter osservare un qualcosa che appartiene a secoli ed epoche passate è forse una della più potenti sensazioniche si possono provare. Caratteristiche che, dopo solo due settimane di scavi archeologici presso la Pieve di San Bossolo, sono già presenti negli occhi e nelle parole degli archeologi addetti ai lavori. L’idea degli scavi è nata dallo studio di alcuni documenti che parlavano di due castelli, San Pietro e San Giovanni, presenti nell’area adiacente alla pieve. Ma a raccontare le prime ricerche con tutti gli sviluppi sono l’archeologa medievista e direttrice di scavo Chiara Molducci e la presidente della cooperativa laboratori archeologici San Gallo, Chiara Marcotulli. «La gioia è nata da una delusione – hanno spiegato – Quello che pensavamo era di trovare un muro in un certo luogo. In realtà abbiamo trovato un crollo per poi trovarlo in un altro punto. Siamo rimasti molto felici. Sembra una cosa banale, ma trovare già qualcosa in due settimane è tanto. Non è sempre detto che poi si trovi effettivamente qualcosa. Da quello che sta venendo fuori ora sembrerebbero ritrovamenti risalenti al Medioevo però la ceramica necessita di uno studio più accurato che metteremo in pratica nelle prossime settimane. Queste strutture hanno un aspetto un po’ strano nel senso che così, fatte da ciottoli, fanno pensare all’epoca Medioevale, però l’aspetto irregolare potrebbe essere una fondazione del muro e quindi risalire anche ad altri tempi. Le fonti non ci hanno detto tanto, spesso si ricavano delle date ma non sempre sono quelle di creazione delle strutture. Però queste fonti, seppur sintetiche, sono proprio il motivo per cui siamo qui». Lo scavo stratigrafico, usato in questo sito, è la metodologia scientifica per eccellenza. Si tratta di riconoscere la successione cronologica degli strati, togliendoli dal più recente al più antico. Questo permette di conoscere la storia in modo contrario con tutte le fasi successive e ciòche si è manifestato. «Non stiamo scavando il Palatino. Quindi non c’è il momento in cui viene data la spennellata e si trova la statua di Cesare. Però in realtà la gioa c’è perché per quanto umile la ceramica che abbiamo trovato corrispondono a persone. I muri sono stati costruiti da persone, le bevevano magari bevevano da questi boccali di ceramica». L’archeologo cerca nel rispetto di chi è venuto prima. Altro aspetto è legato al problema dei tombaroli. «Comunicando in questo modo si cerca di far capire cosa stiamo facendo. Se noi facciamo vedere che in questo strato non c’è niente di prezioso dal punto di vista economico, facciamo capire che venire qui non sarebbe altro che un danno culturale, contro la legge». Dagli scavi è scaturita una selezione di reperti. Sono presenti cose recenti come plastica o piatti, anche rinascimentali. Negli strati più bassi sono rinvenute ceramiche anche più antiche. Si hanno ceramiche acrome, prive di rivestimento. Sono state trovate pareti, laterizi o ceramiche invetriate. Oltre alla ceramica acroma è stato rinvenuto un mattone cotto con i segni di bruciatura e delle scorie di vetro. «Solitamente le pievi sorgono in prossimità di una viabilità romana conosciuta da tempo. Altro elemento più importante ancora, datoche le documentazioni ci parlano di due castelli, è la relazione tra pieve e castello. Quando questi sorgevano, le pievi gestivano da un lato la cura d’anime e dall’altro ll parte amministrativa controllando il territorio, anche attraverso tasse. Qui era presente il vescovo di Firenze ed anche i castelli sono riferiti a lui. L’aspetto interessante è che se il primo castello si chiamava San Pietro come la pieve, il secondo del 1213, si chiama di San Giovanni, in riferimento al fonte battesimale ma forse anche ad un vescovo che cerca di gestire il suo territorio di fronte a signorie territoriali che si contrappongono. Ci stiamo lavorando».

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