La storia

Colle Val d’Elsa, un borgo pieno di memoria: la Tenuta di Mensanello dal Medioevo ad oggi

Colle Val d’Elsa, un borgo pieno di memoria: la Tenuta di Mensanello dal Medioevo ad oggi
Val d'Elsa, 05 Luglio 2020 ore 12:17

Il borgo ha una storia lunga, che risale agli Etruschi. Probabilmente c’era un loro insediamento a Mensanello. E, quasi sicuramente, era un punto di passaggio, verso la città di Volterra. Quindi, Mensanello si è sviluppato attorno alla chiesa e ci sono documenti e testimonianze che risalgono a prima dell’anno mille. Dal Basso Medioevo e fino a pochi decenni fa il sistema mezzadrile ha caratterizzato la vita di questo abitato. Negli scorsi giorni, quando si sarebbe dovuta tenere la terza edizione del Maff, il «Mensanello Arts and Food Festival», la festa nata per riportare le persone in un luogo caro, dove, in passato, hanno vissuto o lavorato, o lo hanno fatto alcuni dei loro familiari ed amici, abbiamo incontrato Neri Roncucci, il proprietario della «Tenuta di Mensanello». «Come ho ricostruito grazie anche ai racconti di mia nonna – ha iniziato il racconto Neri –, la proprietà dell’azienda, all’inizio del ‘900, era della famiglia nobiliare Delle Case, che aveva il possesso anche di altre zone della Valdelsa, come il Tresto a Poggibonsi, e nelle vicinanze di Firenze. Negli anni Venti i miei nonni, Alessandro ed Ada, erano il fattore e la fattoressa di Mensanello. Si occupavano di gestire l’azienda, condotta, come succedeva nel centro Italia, a mezzadria. Questo tipo di gestione è andato avanti fino a 40-50 anni fa. Fino agli anni ’80, l’azienda era basata sull’allevamento di chianine: c’erano un centinaio di capi, con una grossa stalla. Dove c’è il frantoio, c’era il ricovero degli animali. E, sempre a partire dagli anni ’80, con la costruzione della cantina e con le prime vigne, è iniziata l’attenzione per il vino. A quel tempo, con una importante componente animale e zootecnica, l’azienda era incentrata sulla coltivazione di erba medica, foraggi e cereali. Le coltivazioni sono variate nel corso degli anni, in funzione dei cambi di produzione: con l’abbandono dell’allevamento delle chianine, c’è stata un differente produzione agricola, che è andata verso i cereali, le leguminose e i girasoli. Già negli anni ’80 c’era il frantoio: sia l’attività di coltivazione dell’olivo che della produzione di olio risale al secondo dopoguerra». Più recente è lo sviluppo dell’agriturismo. «Negli anni ’90 mia nonna, con l’aiuto del mio babbo, che parla bene inglese, ha iniziato ad affittare i primi appartamenti e le camere. E, all’attività agricola, si è affiancata quella ricettiva, mentre la ristorazione ha preso piede col nuovo millennio: prima riservata agli ospiti dell’agriturismo, poi accogliendo nel nostro ristorante agricolo, anche i clienti che non dormono nell’agriturismo, con eventi, feste e ricevimenti». Neri ha iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia alla fine del 2014: «Ho cercato di dare la mia impronta alla tenuta: dopo 2 anni ho aperto il birrificio, frutto della mia passione. E ho cercato di valorizzare la parte del borgo, dando attenzione ai dettagli, ma continuando sul solco del passato, quando l’azienda era gestita da mio zio, con i lavori nella parte dell’abitato: nell’aia; nella cantina, realizzando un reparto di vinificazione nuovo per supportare la vecchia cantina che, oggi, serve in particolare allo stoccaggio più che alla lavorazione del vino; e con il birrificio agricolo, dove prima c’era il mulino per fare la farina. In futuro vorrei continuare a migliorare e ad ampliare le zone legate all’agriturismo, aggiungendo altri posti letto». La base del lavoro della «Tenuta di Mensanello» riguarda la parte agricola e si è modificata nel corso del tempo: «Rispetto agli anni ’70, quando c’è stato il boom della chimica, adesso c’è un altro tipo di approccio all’agricoltura: anche per la formazione che ho avuto, mi baso sulla conoscenza, sulla scienza e sulla razionalità delle scelte agronomiche. I vigneti sono inerbiti e riescono a dare più protezione al terreno, oltre a garantire una serie di benefici, come spiego in alcuni post sulla pagina Facebook «Tenuta di Mensanello». Siamo tornati a coltivare l’erba medica nei campi e altre colture da foraggio poliennali per proteggere il suolo. Il bene primario dell’azienda agricola è la terra. Per il futuro vorrei muovermi verso l’agroecologia: coltivare sfruttando i meccanismi, le relazioni e le dinamiche che ci sono tra gli esseri viventi ed il suolo. Un esempio classico dell’agroecologia è quello di piantare gli alberi nei campi». Anche gli ultimi investimenti fatti da Neri guardano al futuro: «Siamo impegnati a migliorare sia la parte agricola che quella ricettiva. Da poco siamo online con il nostro nuovo sito, grazie al lavoro di «Pirati associati», in cui è possibile avere informazioni sulla Tenuta, sul ristorante, sui nostri vini e sulle “agri-esperienze”, come la visita alla cantina, al frantoio e al birrificio, le degustazioni dei nostri prodotti, quali il vino e l’olio e i salumi dei maiali che alleviamo allo stato semibrado nei nostri 40 ettari di bosco, le cooking-class o le escursioni nella nostra tenuta. Altre attività che possono essere svolte a partire da Mensanello sono i tour guidati, i trekking sulla Francigena, le gite in bici, con una stanza per il ricovero e la piccola manutenzione dei mezzi. Ed è possibile fare rafting nel ”Sentierelsa”, un percorso attrezzato nel il parco fluviale del fiume Elsa, a 4 chilometri da qui, oppure spiccare il volo dall’aviosuperficie, che si trova a soli 800 metri dal borgo».

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità