Arte e cultura

A spasso con gli artisti di Casole: Sergio Turi si racconta a tutto tondo

A spasso con gli artisti di Casole: Sergio Turi si racconta a tutto tondo
Chianti senese, 05 Luglio 2020 ore 18:48

Per il ciclo degli artisti casolesi è la volta del pittore Sergio Turi proprietario di un atelier a Casole in via San Michele. Giuseppe Ciani, altro artista legato al borgo lo ha definito un amico, che ha due elementi peculiari, la linea ed il colore, che sono connotativi del suo modo di dipingere. La sua linea è sinuosa, ma anche emotiva, alle volte sfuggente, quasi ambigua. Si potrebbe dire che Sergio Turi, anche dal suo semplice sguardo, il suo modo di parlare e di vestire dà l’impressione di non essere un pittore condizionato dalla realtà delle cose. Per l’ex componente dei Litfiba Renzo Franchi, invece Sergio Turi è allegoria dello stupore di fronte alla bellezza infinita del paesaggio delle nostre parti, in alcune sue opere rappresenta quella Toscana femminea narrata da Malaparte.

Turi, qual è il suo rapporto con il borgo?

«Il mio rapporto con Casole è fatto dalla mia esistenza. La mia vita è stata composta da passi fatti nei corridoi dell’Accademia delle Belle Arti e successivamente a quarant’anni mi sono iscritto a lettere e filosofia per un corso come Operatore dei Beni Culturali. Nel frattempo lavoravo in comune e lo studio era molto difficile, con la frequenza obbligatoria non era possibile seguire. Il mio rapporto con Casole è sempre esistito, a tratti è stato anche duro. È facilmente immaginabile che quando un individuo ha vent’anni abitare a Casole può essere difficoltoso. Quindi, ho sempre avuto un rapporto disincantato con questo luogo, questo lo afferma sempre anche Giuseppe Ciani. Nonostante ciò continuo ad avere qui un atelier e continua ad essere il mio luogo, il posto nel quale io continuo a dipingere».

Le sue opere, i suoi lavori che cosa rappresentano? Qual è il lavoro che sta dietro alla creazione dei suoi oggetti artistici?
«Possono prendere esempio da una occasione specifica: lo scorso anno ho dipinto il drappo di Santa Fina per San Gimignano, però mi è capitato anche di ritrovarmi in un negozio, quest’anno prima della chiusura generale ed ho visto accatastati molti manichini ed ho deciso di comperarli. È così che nasce una mia opera, mi sono messo a dipingere sui manichini. Ho deciso di dipingere Caravaggio su quei manichini. Credo fermamente che sia la novità che può suscitare un certo interesse. L’arte è un’idea che si annida nella mente dell’uomo e riesce a provocarlo, ovvero dà la possibilità di far nascere la volontà di conoscere. Si può essere bravissimi sotto un profilo tecnico, ma l’aspetto essenziale è l’idea e quindi la novità. La mia arte però riesce a toccare anche altri ambiti. Ad esempio ultimamente insieme a Giuseppe Ciani ho avuto modo di fare delle opere poi vendute all’asta ed il ricavato lo abbiamo devoluto in beneficenza all’Ospedale di Siena. Non è stata la prima volta che ho lavorato con l’ospedale, infatti un mio dipinto è in una corsia di cardiologia a Siena, un luogo nel quale sono rimasto per alcuni periodi».

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