Funzioni religiose

A Messa sí, ma distanziati e con le mascherine

Anche nei prossimi mesi si prevedono queste norme

A Messa sí, ma distanziati e con le mascherine
Val d'Elsa, 06 Giugno 2020 ore 17:01

POGGIBONSI
Domenica scorsa è stata la prova “del fuoco” anche per le funzioni religiose, dopo il lungo lockdown iniziato a marzo. Abbiamo partecipato alla messa della parrocchia di San Giuseppe, una celebrazione in piena regola e con tutte le precauzioni. Alla messa erano presenti anche numerosi giovani, abbiamo chiesto ad alcuni di loro il significato di questo ritorno alla vita parrocchiale. Luca Favalli: «Non andare a messa la domenica e non vedere tutte le domeniche le persone e gli amici mi è mancato. La prima messa dopo un lungo periodo di assenza è stata molto bella soprattutto nel momento della comunione, che è la cosa che mi è mancata di più». Virginia Canzani: «Tornare a condividere quel momento forte e importante con i membri della comunità e vederli ad un metro e mezzo di distanza, ma pur sempre non attraverso uno schermo è stato bello; un bello che forse ci eravamo scordati. È stato al contempo qualcosa di nuovo e qualcosa di vecchio: sappiamo che ci sono regole nuove, ma siamo tornati a vivere quel momento che rende ogni domenica speciale da condividere con una comunità che si è potuta, finalmente, incontrare di nuovo».

Caterina Nastasi: «La messa di domenica scorsa è stata un ulteriore tassello che si è aggiunto nel ritorno alla normalità. Indescrivibile poi il ritrovarsi nuovamente con tutti i giovani in piazzetta: è stato bello vedersi dopo mesie scoprire che niente è cambiato! Anzi, la nostra voglia di condivisione si è accresciuta, e non vediamo l’ora di poterci riunire riprendendo il cammino che portiamo avanti nei nostri gruppi». Il lavoro di organizzazione della prima celebrazione partecipata è stata indubbiamente un’operazione straordinaria rispetto al solito, abbiamo chiesto ad un membro della commissione liturgia, Luciano Carusi, il significato di questa diversificazione, «Poter partecipare alla Messa in questo periodo è una sensazione particolare. Finalmente, abbiamo ripreso con la “normalità” ma, anche questa di normale ha poco, perché dobbiamo stare distanti, attenti, mascherati, senza nessun contatto e addirittura con un servizio fatto da volontari che garantisca tutto questo. L’importante è ricominciare a vivere la celebrazione eucaristica ed essere in chiesa. Certo, il senso di responsabilità ci obbliga a stare distanti a stare attenti a qualsiasi movimento, a non toccarsi ma, in questi momenti di distanziamento sociale, anche in chiesa, non puoi non pensare all’essenza della nostra fede, al comandamento nuovo “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” ed amare gli altri in questo periodo è stare distanti, nell’attesa che con l’aiuto di Dio tutto questo finisca al più presto e si possa tornare a vivere la fedecon i fratelli, nella comunità e nella condivisione».

Abbiamo avuto anche la possibilità di fare una breve intervistaStefano Costa, parrocchiano e ministro straordinario dell’eucarestia:

Com’è stato per te questo periodo senza essere fisicamente con la comunità?

«Della comunità “parrocchia”, mi sono mancati principalmente i momenti con i ragazzi. Le opportunità di incontro, sebbene virtuali, sono comunque state tante e la Chiesa ha dimostrato la sua grande energia non facendo mai mancare la sua vicinanza. Tante e svariate sono state le occasioni per poter vivere una Quaresima spiritualmente ancor più intensa del solito. Volendo sempre cercare di guardare i “bicchiere mezzo pieno”, diciamo che il Signore ci ha dato l’opportunità di poter vivere quel “deserto” vissuto da Gesù proprio nel periodo precedente la sua Passione. E’ stata un’occasione molto preziosa soprattutto per “gustare” e vivere più intensamente la “comunità” per eccellenza: la famiglia.La cosa che mi è mancata di più è stata la possibilità di incontrare Gesù vivo nell’Eucaristia e di poterlo portare agli ammalati».

Com’è stata l’esperienza della prima Messa domenicale?

«Il desiderio di poter riabbracciare Gesù nella Comunione Sacramentale ha creato una grande aspettativa ed un grande trepidazione, tanto che non ho atteso la domenica, ma ho approfittato subito della prima Messa feriale. La trepidazione di poter rivivere questo momento spiritualmente così atteso è stata però un po’ smorzata dall’impegno e dalla responsabilità di dover dedicare molta attenzione al servizio di supporto e vigilanza ai parrocchiani, per il rispetto delle rigorose norme igienichee di distanziamento, e per consentire a tutti di vivere una celebrazione liturgica nella maggiore sicurezza e serenità possibili. Colgo questa occasione per ringraziare tutti i parrocchiani che hanno dimostrato una grande attenzione, sensibilità ed un senso di responsabilità ancora maggiore delle nostre aspettative. Presto troveremo tutti un nuovo “equilibrio” anche di fronte a questo perdurante disagio». Il parroco Don Giorgio Medda, durante l’omelia ha puntualizzato l’importanza della celebrazione domenicale, anche se con modalità diverse: «Il grande mistero della nostra Fede, la Pasqua, è ormai arrivato al suo culmine; la Pentecoste infatti lo completa e si sviluppa lungo tutto l’anno, indicando l’opera salvifica che lo Spirito Santo garantisce. Come ben sappiamo e crediamo è per l’opera dello Spirito che il credente aderisce e vive in comunione col Cristo risorto, diventandone testimone autentico in ogni situazione e luogo. Egli trasformò i 12 e li inviò in tutto il mondo a narrare le opere meravigliose da Dio compiute. Scesecon l’immagine del fuoco che si posò su di loro riempendoli della Sua potenza. E’ dallo Spirito che abbiamo avuto l’occasione di conoscere Gesù, ed è sempre lui ad accompagnarci perché ogni nostro atto e gesto manifesti la potenza di Dio che ci chiama ad essere manifestazione dell’amore di Dio che vuole la creatura umana sempre piena di sé e della sua presenza.Chiediamo che l’appuntamento liturgico non sia solo una data del calendario, ma l’occasione di fare spazio allo Spirito perché ci invada e si serva della nostra storia per realizzare i suoi misteri con l’uomo».

BAGNO A RIPOLI

Fedeli all’aperto nel campo da calcio
Termometri e volontari in pettorina

Evitiamo che «il ritrovarci insieme possa in qualche modo essere causa di nuove infezioni per disattenzioni, superficialità, voglia affrettata di partecipare senza essere nelle condizioni di età e salute per farlo». Sono le parole che il cardinale di Firenze Giuseppe Betori ha voluto consegnare a tutti i parroci della diocesi al momento di tornare a celebrare le sante messe davanti ai fedeli riuniti. Insomma, grande soddisfazione per la possibilità di riavviare finalmente l’attività liturgica, ma anche grande attenzione a ridurre al minimo le occasioni di incontro ravvicinato, perché ci troviamo in una fase in cui la celebrazione con il popolo per le limitazioni non può dirsi «pienamente comunitaria».

In omaggio a questa raccomandazione nelle parrocchie ci si è dati da fare per evitare assembramenti, ad esempio riducendo come stabilito il numero degli accessi all’interno delle chiese e segnando i posti da lasciare liberi, con un’attenzione particolare soprattutto alle funzioni della domenica, quelle tradizionalmente più partecipate. Ma c’è anche chi ha deciso, considerata la dimensione dei locali a disposizione in rapporto al numero dei fedeli di solito presenti, di puntare sulle funzioni all’aperto, pur con tutte le difficoltà immaginabili del caso. Come don James Savarirajan di San Michele Arcangelo a Grassina, che già lo scorso fine settimana ha tenuto sia la messa del sabato che quella della domenica pomeriggio sul campo di calcio dell’Albor Grassina, dietro al circolo Acli, nei cui locali si è invece svolta quella della mattina. Tutto è stato organizzato con grande attenzione, per evitare che le persone si avvicinassero troppo tra loro, grazie addirittura alla collaborazione di alcune giovani volontarie parrocchiali riconoscibili dalla loropettorina azzurra, misurazione della temperatura corporea e gel disinfettante da spruzzare sulle mani. Lo spazio è stato allestito per tempo, con il posizionamento dell’altare e la distribuzione delle sedie a distanza idonea, da cui non ci si poteva allontanare durante la funzione.

Pochi i posti a sedere rimasti vuoti, meno di una ventina su 120 in tutto, e buona l’accoglienza da parte dei fedeli di questa iniziativa, anche se qualche piccola lamentela per il sole già quasi estivo c’è stata. Un disagio per la verità già previsto dallo stesso don James, ma è stato impossibile trovare uno spazio alternativo valido che garantisse un cono d’ombra per tutti. Il prossimo fine settimana si replica, con la speranza che il clima sia di nuovo favorevole.

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